Agricoltura sostenibile e… verticale

Leggo con piacere un articolo di qualche giorno fa (fonte: Panorama.it) riguardante l’ambizioso progetto di agricoltura sostenibile della società Plantagon decisa a costruire il primo “grattacielo-serra” nella città svedese di Linkoping.

Mentre la popolazione mondiale aumenta vertiginosamente (saremo 9 miliardi di persone tra meno di 20 anni!), si riducono progressivamente gli spazi destinati all’agricoltura. Gli abitanti del pianeta sembrano inoltre concentrarsi sempre di più nei grandi agglomerati urbani, lontani dalle fonti primarie di cibo derivanti dalle colture di campo. Questo porta con se due problemi evidenti: da una parte la necessità di fornire cibo agli abitanti delle città, dall’altra la difficile gestione di quello che è il “prodotto di scarto” dei grandi insediamenti (rifiuti, acque di scarico, surriscaldamento, CO2, ecc..). I moderni concetti di pianificazione urbanistica consentono spesso di ottenere vantaggio dalla gestione congiunta di due problemi: succede ad esempio con il teleriscaldamento, dove il rifiuto dei residenti diviene combustibile per riscaldare acqua e ambienti domestici.

Nel caso in esame la risposta è un acronimo di due lettere, UA o Urban Agricolture.
Il concetto è quello di ritrovare gli elementi necessari alla fotosintesi e ai processi di crescita delle piante nei prodotti di scarto delle città: gli elementi inquinanti come il fosforo nelle acque di scarico, ma anche la sostanza organica in essa contenuta, hanno già dato prova di essere validi ingredienti per le colture idroponiche, ovvero coltivazionifuori terra”. Allo stesso modo il calore in eccesso prodotto dalle attività umane è mitigato dalla vegetazione che lo assorbe mentre la CO2 diventa cibo per le colture.

Seguendo i principi dell’agricoltura urbana, in una città disponiamo quindi di tutto il necessario per provvedere in buona parte al sostentamento dei suoi abitanti: ciò che manca è lo spazio.

Entrano qui in gioco studi come Plantagon, vincitore nel 2012 dell’ambito premio Red Herring Top 100 Global Award destinato alle imprese più innovative del globo, che ha progettato la fattoria verticale di Linkoping. Il grattacielo consentirà di fornire prodotti agricoli alimentari freschi e a kilometri zero contrastando la diminuzione di suolo coltivabile e supportando le necessità alimentari dei residenti.

Agli appassionati di Agricoltura Urbana suggerisco di tenere sott’occhio il blog del Dr. Dickson Despommier, Columbia University, che offre, in mezzo a molti e interessanti articoli, rendering e illustrazioni delle vertical farm concepite dai più grandi architetti del mondo.

Non ci resta che attendere il 2014 per assistere all’inaugurazione della fattoria verticale svedese.
E chissà che un giorno, non troppo lontano, tu non possa veder pascolare una mucca fuori dalla finestra del tuo appartamento… al 58° piano!

One reply on “Agricoltura sostenibile e… verticale

  • Luciano Sansone

    Vertical farm? Forse la soluzione è più “terra terra” e forse è stata trovata da un italiano già nel 2006 :
    Un nuovo tipo di AGRICOLTURA senza OGM: sana, redditizia, è POSSIBILE ! con il Brevetto industriale n° 1372755 dal titolo “Meccanismo/serra a ruote panoramiche ”.La finalità del congegno è di affiancare un nuovo tipo di agricoltura a quella tradizionale a sviluppo planimetrico: si sviluppa in verticale. E’ una struttura meccanica coperta a forma di girarrosto/bobina. E’ fatta di vetroresina (vascone, colonne, pulegge, vasche, serbatoio, copertura) mentre le parti metalliche sono d’acciaio inox. E’ attivata dalla sola forza di gravità, soggetta a rotazione, con esposizione temporale delle colture alla luce del sole ed una migliore, naturale aereazione. Tra le pulegge della bobina sono inserite e longitudinalmente a esse agganciate n° 24 vasche ove l’humus, sempre adatto al tipo di coltura che si vuole praticare, è preparato “industrialmente”, con i sali minerali e i concimi giusti ed è riciclabile. Ne può fare ampio uso il vivaista ed è ideale per coltivarci tutti i tipi di verdura, fiori, piante aromatiche, fragole, ecc. Le dimensioni reali sono di ca. cinque metri di larghezza, profondità e altezza (fuori dal terreno) ma, se realizzata in scala ridotta (con piccole modifiche) può collocarsi su terrazzi e balconi, dando libero sfogo ai “contadini della domenica”. Triplica la superficie coltivabile perché sfrutta lo spazio aereo. Riduce dell’80% il fabbisogno d’acqua poiché mirata alle sole piantine e quella in eccesso viene recuperata . Consente agli addetti di lavorare da fermi e all’asciutto, evitando loro stancanti camminate nel fango e inutili piegamenti. Le colture sono protette dalle intemperie. Per saperne di più, contattare il Sig. Luciano Sansone al 388 7983413 che vi fornirà la documentazione riguardante il funzionamento, completa di particolari costruttivi.

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