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Piante da esterno
Sommario

Caryopteris x clandonensis è un piccolo cespuglio perenne e deciduo, apprezzato e diffuso perché rende possibile inserire qualche pennellata di blu ‘autunnale’ nel giardino e nei vasi. Voglio subito sottolineare i pregi di questa pianta e i motivi per i quali non dovrebbe mancare nei nostri giardini e terrazzi:

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1. Fioritura abbondante e prolungata, di un colore blu molto intenso (colore peraltro non così diffuso in natura), che accompagna la pianta dalla metà dell’estate fino all’autunno inoltrato.

 

2. Forma compatta: adatto a tutti i tipi di giardino, ha una crescita contenuta, massima intorno al metro (tanto in altezza, quanto in larghezza) e si presta alla formazione di piccole bordure uniformi oppure in miscuglio con altre perenni, graminacee compatte e bulbose; ottimo anche sotto alberi e arbusti sempreverdi e decidui. I miei abbinamenti preferiti sono con Perovskia e Verbena bonariensis (della quale abbiamo parlato in questo articolo).

 

3. Le foglie fragranti, ricche di terpeni, hanno un profumo tipico e un colore che sfuma dal verde ai toni argentati; ci sono poi varietà a foglia variegata, bianca e gialla (ad esempio Caryopteris ‘White surpise’) oppure interamente dorate (Caryopteris ‘Good as Gold’).

4. E’ un’essenza molto gradita ad api, bombi e farfalle, che trovano in questi fiori una meta gradita anche nei mesi autunnali, nei quali le fioriture dei giardini sono poco copiose.

Caryopteris è molto gradito agli insetti impollinatori

5. Possibilità di allevare Caryopteris in vaso, all’esterno, su un terrazzo o balcone: questo non lo rende prerogativa dei soli possessori di un ampio giardino e può colorare anche piccoli spazi esterni.

Grazie al suo portamento compatto, Caryopteris è un’ottima soluzione per vasi e fioriere

6. Caryopteris è una pianta rustica che si adatta bene alla quasi totalità dei climi italiani e resiste egregiamente a temperature molto sotto gli 0°C.

ETIMOLOGIA

Le cultivar che si sono affermate sul mercato riferiscono essenzialmente all’ibrido Caryopteris x clandonensis, frutto di un incrocio accidentale (un po’ come nella Mangave) tra C. incana × C. mongholica. Ci troviamo a Clandon, nel Surrey, UK, non troppo distanti da Londra: è il 1930 e Arthur Simmonds è nel suo giardino a  caccia di semi di Caryopteris mongholica, con l’intento di propagarla. Trova dei semi caduti vicino ad una pianta di Caryopteris incana (sinonimo: C. mastacanthus) e procede con la semina. La sorpresa arriva dopo un paio di anni, con la prima fioritura che rivela l’inaspettato incrocio, premiato già nel 1933 dalla Royal Horticultural Society per le masse di fiori blu e le foglie aromatiche di colore grigio verde. Il nome dell’ibrido omaggia quindi il suo villaggio natale, Clandon appunto.

Altra cosa curiosa circa il suo nome: gli angolosassoni lo chiamano volgarmente Blue Beard (Barbablù), per le copiose fioriture di un blu vivace.

TASSONOMIA

Caryopteris fa parte della famiglia delle Lamiaceae o Labiate (in alcuni testi meno recenti lo troviamo ancora tra le Verbenaceae) e conta 7 specie diverse di piante erbacee e piccoli arbusti decidui.

Dall’ibrido C. x clandonensis (C. incana × C. mongholica) si sono originate le numerose cultivar che oggi hanno il più largo impiego in campo ornamentale.

DESCRIZIONE

Caryopteris è un arbusto compatto e tondeggiante, la taglia tipica si aggira a maturità sui 100 cm in altezza e 120-150 cm in larghezza.

Le foglie, come gli steli, hanno un aroma terpenico che mi ricorda l’Eucalipto (provate a sfregarle!). Hanno un colore particolare, tipicamente grigio-verde ma esistono cultivar a foglia gialla o varigate nel bianco o nel giallo. La forma è da ovale a lanceolata e sono lunghe fino a 5 cm.

Le dense infiorescenze a pannocchia, ascellari o terminali, raccolgono numerosi fiori di colore blu violaceo che compaiono dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato.

I frutti sono delle piccole capsule a quattro valve, contenenti altrettanti semi.

HABITAT

Il genere Caryopteris è ritrovabile spontaneo in diverse aree dell’Asia: Cina, Mongolia, Giappone, Corea e Himalaya.

Caryopteris in uno dei miei abbinamenti preferiti, con Verbena bonariensis

CURA E COLTIVAZIONE

I Caryopteris sono considerati, a ragione, piante semplici da coltivare: necessitano di poca manutenzione e tollerano molto bene gelo, siccità e ombra. Non richiedono nemmeno grandi quantità di fertilizzante, sebbene io ritenga che l’utilizzo di un concime a lenta cessione durante le stagioni di vegetazione sia un valido incentivo al loro sviluppo.

Nei climi a inverno meno rigido possono essere coltivati come arbusti decidui (i rami restano vivi e si spogliano) ma con temperature invernali di molto sotto gli 0°C (-10/-15°C) e in presenza di terreni molto pesanti (argillosi) anche i rametti muoiono e va quindi trattata come una pianta perenne legnosa: vale a dire che la parte sotterranea sverna e ricaccia la vegetazione dal basso a primavera.

Caryopteris × clandonensis è molto in voga nello xeriscaping, una tendenza nella progettazione del paesaggio che mira alla concezione di giardini e parchi sostenibili dal punto di vista idrico, in grado cioé di poter utilizzare una minima quantità di acqua per le irrigazioni o comunque attingendo a quella piovana. Sono giardini caratterizzati da piante xerofile (resistenti alla siccità), soprattutto piante grasse, graminacee, perenni e arbusti compatibili con suoli asciutti.

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TEMPERATURE

Rustico, resiste come perenne fino a -15°C. Se il freddo dovesse disseccare i rami, non è un problema: la pianta si rigenera proprio come tutte le perenni all’avvio della primavera.

ESPOSIZIONE

Caryopteris ama posizioni soleggiate, con luce anche diretta, che consentono fioriture precoci e abbondanti. Poste a mezz’ombra non presentano problemi, l’unico rischio è assitere a fioriture più ritardate o meno abbondanti.

In zone con inverni rigidi sono da preferire esposizioni a sud, magari con un muro alle spalle che stemperi l’effetto di venti freddi.

INNAFFIATURE

Sebbene Caryopteris tolleri anche terreni molto asciutti trovo che sia importante, ove possibile, bagnare con regolarità il suolo durante i mesi che vanno dalla primavera all’inizio dell’autunno: va somministrata acqua al bisogno, vale a dire quando la terra inizia ad asciugare nei primi centimetri. Anche in vaso è bene provvedere durante i periodi caldi.

Particolare attenzione va fatta con piante giovani, in particolare nelle settimane successive alla messa a dimora, durante le quali è bene assicurare sempre una minima idratazione al substrato.

TERRENO

Si adatta bene a terreni sabbiosi, leggeri e drenati, mediamente fertili e umidi. Tollera un vasto range di pH, dall’acido all’alcalino ma l’ottimo è raggiunto con un terreno neutro.

In vaso si può usare un terriccio universale di buona qualità, con presenza o aggiunta di inerti grossolani (es. pietra pomice) in grado di assicurare un ottimo drenaggio. Io consiglio sempre il mio preferito, un ottimo universale arricchito con microrganismi naturali del suolo: si chiama ONE+ e ormai molti di noi non possono più farne a meno.

Caryopteris, soprattutto nei climi a inverno rigido, può essere ulteriormente protetto con uno strato di pacciamatura sul terreno, utilizzando della corteccia, dell’erba sfalciata dal prato, del letame, del compost o una composta di foglie secche.

CONCIMAZIONE

Caryopteris non necessità di abbondanti concimazioni quando è coltivato in aiuola ma ho notato un ottimo effetto da parte di somministrazioni di concime a lenta cessione per arbusti da fiore: va distribuito tre volte all’anno in marzo, giugno e settembre.

Caldeggio invece la concimazione se scegliamo di coltivare Caryopteris in vaso: possiamo utilizzare il concime di cui sopra, con le stesse cadenze, oppure un concime liquido per piante da fiore (consiglio questo di Cifo)

Tendo ad evitare concimi per piante verdi che hanno spesso alti titoli in Azoto (N) e che possono portare la pianta a produrre molta vegetazione a discapito dei fiori.

All’inizio dell’inverno si può somministrare un concime organico oppure dell’ammendante naturale quale il compost o il letame.

POTATURA

Se l’inverno non è freddo e la pianta non dissecca i rami, possiamo dare una potatura leggera, per riformare la pianta, da eseguire durante l’inverno a pianta spoglia. Diversamente, se l’inverno è rigido, trattiamo Caryopteris come una perenne e potiamo forte a 10-20 cm dalla superficie del terreno, ritornando sui rami legnosi che formano la base del cespuglio. Da questi speroni, a primavera, partirà una nuova e vigorosa vegetazione sulla quale compariranno i fiori nella stagione estiva.

Questo tipo di potatura ‘drastica’ ben si adatta a piccoli cespugli e suffrutici che fioriscono in tarda estate e autunno sui rami dell’anno. Io trovo che Caryopteris la gradisca molto e la consiglierei anche laddove il clima non è così freddo in inverno: tale pratica permette infatti una ricostruzione ordinata della pianta che si presenta più vigorosa, folta e propensa alla fioritura.

PROPAGAZIONE

Oltre alla semina autunnale, praticabile dopo la raccolta dei semi dalle piccole capsule, è possibile propagare il Caryopteris per talea. Si usa una talea legnosa messa in radicazione a tarda primavera oppure una talea più tenera (erbacea o semilegnosa) a inizio estate.

PARASSITI

Caryopteris teme i marciumi radicali in presenza di bagnature eccessive e terreni poco drenanti.

Non è sensibile a insetti ed acari ma può subire l’attacco del fungo noto come Oidio (Mal bianco) in climi particolarmente umidi; per arginare il problema si raccomanda di bagnare il terreno evitando per quanto possibile di inumidire la vegetazione.

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TOSSICITA’

L’autorevole sito dell’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals (ASPCA) indica Caryopteris come non tossico per cani, gatti e cavalli.

La bellissima varietà di Caryopteris x clandonensis ‘Heavenly Blue’, in compagnia di una farfalla

Concludo augurando a tutto il #clangeorgici un buon weekend e vi aspetto la prossima settimana per conoscere insieme una nuova pianta!

#makethejungle

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