Datura stramonio e belladonna, le piante delle streghe

Acquista qua la datura stramonio

Acquista qua la belladonna

Boys and girls of every age
Wouldn’t you like to see something strange?

(Ragazzi e ragazze di tutte le età
Non vi piacerebbe vedere qualcosa di strano?)

Come with us and you will see
This, our town of Halloween

(Vieni con noi e vedrai
Questa, la nostra città di Halloween)

This is Halloween, this is Halloween
Pumpkins scream in the dead of night

(Questo è Halloween, questo è Halloween
Le zucche urlano nel cuore della notte)

Aren’t you scared?

Well, that’s just fine

(Non sei spaventato?
Beh, così va bene)

Tender lumplings everywhere
Life’s no fun without a good scare

(Teneri bambini ovunque
La vita non è divertente senza un bello spavento)

That’s our job, but we’re not mean
In our town of Halloween

(Questo è il nostro lavoro, ma non siamo cattivi
Nella nostra città di Halloween)

 

Sulle note della famosissima This is Halloween, ci inoltriamo, in questa cupa settimana, nei territori misteriosi ed oscuri dove prosperano piante intrise di veleno.

Ebbene sì, le voci antiche su temibili fiori che portavano alla morte chi sventuratamente si bagnava le labbra col loro estratto non sono solo fantasie.

Più vicino di quanto crediamo, ben camuffate da candidi fiori innocenti o da bacche dolci e attraenti, si celano piante in grado di porre fine ad una vita umana.

A dire la verità, non è proprio che si nascondano tanto, anzi. Quasi sfidano l’incauto umano ad osare un contatto con loro, giocando sulla segretezza delle armi che hanno in serbo.

 

Sentite un po’ di inquietudine? Diffidenza? Beh, è giusto così, Halloween è alle porte!

 

“That’s our job, but we’re not mean In our town of Halloween” (“Questo è il nostro lavoro, ma non siamo cattivi nella nostra città di Halloween”), quindi dopo avervi nominato queste spaventose piante, adesso ve le presentiamo anche! Forse non le vorrete mai a casa vostra, ma conoscere il nemico è sempre meglio!

 

  • Momento serietà: le 2 piante che stiamo per presentarvi sono seriamente tossiche, e lo sono tanto da potersi rivelare letali. Non prendetele con leggerezza, in particolar modo se a casa con voi vivono bambini o animali. La regola che vige è il “guardare ma non toccare”, infatti saranno inoffensive se lasciate crescere in giardino o sul balcone, ma se venissero ingerite i guai si rivelerebbero ampiamente spiacevoli.

 

DATURA STRAMONIUM

La prima pianta che vi presentiamo è la datura, conosciuta anche come “stramonio comune”, ma i suoi nomi scendono in antri ben più oscuri arrivando ad essere chiamata anche “l’erba del diavolo”.

Fa parte della famiglia delle Solanaceae ed è conosciuta sin dai tempi più antichi per la sua tossicità, causata dall’alta concentrazione di alcaloidi, in particolar modo di scopolamina, presenti in tutta la pianta, dai semi ai fiori.

Lo stramonio è originario del Nord America, ad oggi è molto diffuso in America, Asia ed Europa, si trova a suo agio coi climi temperati. In Italia è possibile trovarla un po’ in tutte le regioni, tanto che ormai è considerata quasi al pari di un’infestante.

 

IL LATO OSCURO DELLO STRAMONIO

Ha proprietà narcotiche, sedative ed allucinogene, ed è stata largamente utilizzata sia a scopo terapeutico sia nei rituali magico-spirituali dagli sciamani indiani e in altre culture. Lo stramonio è però anche noto come antico mezzo per commettere omicidi e suicidi.

Sembra un po’ un controsenso che questa pianta venisse usata sia come cura che come veleno, ma la differenza sostanziale risiedeva nel come veniva trattata, in mani inesperte (o con scopi non proprio buoni) assumeva sfumature letali.

 

RICONOSCIAMO LA DATURA STRAMONIO

Può superare il metro di altezza, le sue foglie presentano dei bordi molto seghettati. I fiori, alla vista piacevoli, si formano da luglio ad ottobre. Nel buio della notte i fiori si trasformano in fantasmi oscillanti, appesi placidamente ai rami. Aperti e rivolti verso il buio che li ha accolti. Infatti pur non avendo un buon profumo hanno l’affascinante particolarità di aprirsi soltanto di notte. I fiori sono generalmente bianchi, a volte però assumono anche tinte violacee, esercitando un grande magnetismo per le farfalle notturne.

La caratteristica principale sono i frutti, questi infatti hanno la forma di noci ma sono circondati da spine. L’aspetto sicuramente non incoraggia a provarli ma non tentate neanche la sorte sfidando ciò che la datura stessa suggerisce circondando i suoi frutti di ostacoli, infatti come tutto il resto della pianta, anche i frutti sono molto velenosi.

 

PRENDERSI CURA DELLO STRAMONIO

È una pianta rustica, molto resistente. Riesce a svilupparsi e a prosperare in svariati tipi di terreno e non è facile da arrestare. Questo ci fa capire quanto, in realtà, non abbia gran bisogno delle nostre attenzioni. Come il male, la datura prospera anche se non la si incoraggia.

 

TERRENO

Il terreno ideale per lo stramonio è leggero o sabbioso, molto drenante.

 

ESPOSIZIONE

Va sistemata in una zona soleggiata ma al riparo dal vento che potrebbe danneggiare i fiori e i fusti.

 

TEMPERATURA

Si trova a suo agio con le temperature miti, non gradisce i forti freddi. Non sopravvive alle gelate. Se decideste di piantarla in giardino, durante l’inverno sarebbe l’ideale espiantarla, portarla in un posto più temperato e poi rimetterla in piena terra in primavera. Di conseguenza, soprattutto per chi vive al nord, è consigliabile prendere già dall’inizio in considerazione la coltivazione in vaso.

 

INNAFFIATURA

Le innaffiature vanno date con moderazione, basterà controllare il terreno e quando è secco da qualche giorno, bagnare. Evitare assolutamente i ristagni idrici.

 

CONCIMAZIONE

Il concime adatto alla datura è ricco di potassio e di fosforo.

 

VELENO

Lo stramonio se tenuto in giardino o in vaso è inoffensivo, basta non ingerirne mai nessuna parte. Se per casa avete bambini o animali però abbiate a cuore la loro salute ed evitate di adottare piante così pericolose, si sa mai che decidessero di farsi uno spuntino di foglie!

 

 

ATROPA BELLADONNA

Veniamo ad un’altra grande antagonista. Una ancora più subdola e perfida rispetto allo Stramonio.

Il suo nome potrebbe trarvi in inganno, infatti la si conosce come Belladonna, ma sotto ad un nome dall’aria inoffensiva si nasconde una pianta estremamente pericolosa.

È forse la più pericolosa delle piante medicinali diffuse anche nel nostro territorio, cresce liberamente e insedia con facilità i terreni incolti.

 

LE CARATTERISTICHE DELLA BELLADONNA

Fa parte delle Solanaceae ed è una pianta perenne, quindi fra poco andrà in riposo vegetativo, ma senza mai abbassare la guardia, in attesa di tornare a crescere forte la primavera seguente.

Cresce spontaneamente in Europa, Nord Africa, Asia orientale e in alcune parti del Canada e degli Stati Uniti. La si può trovare in particolar modo in zone montane o collinari ma senza andare oltre ai 1500m dove troverebbe condizioni per lei inospitali.

 

Raggiunge circa il metro e mezzo di altezza, le foglie verde scuro fanno da cornice ai fiori campanulari violetti. Similmente ai fiori dello stramonio anche quelli della belladonna hanno un aspetto insolitamente innocuo. Piccoli e violetti, a forma di campanella. Sembrerebbero quasi adorabili se non sapessimo cosa si nasconde dietro all’apparente delicatezza. Successivamente si sviluppano i frutti che raggiungono tonalità viola scuro.

Le bacche, estremamente velenose per l’uomo, sono invece un pasto ghiotto per gli uccelli che ingerendone in gran quantità sono i principali attori nella sua diffusione. Proprio per questo in alcune aree, fra le quali gli Stati Uniti, è considerata un’infestante in quanto diffusa dagli animali finisce per insediare territori dove non è desiderata. È curioso però che il suo seme non germogli tanto facilmente, necessita o di un lungo periodo di vernalizzazione oppure di passare attraverso lo stomaco di qualche animale..

 

IL VELENO DELLA BELLADONNA

Se già con lo stramonio ci erano venuti i brividi e la sensazione di doverci guardare dall’avvelenamento neanche fossimo re Joffrey, con la belladonna si sale ancora di livello. Infatti il suo veleno non perdona, andando a compromettere svariate funzionalità del corpo umano, fra le quali:

  • Diminuisce le secrezioni bronchiali,
  • Modifica il battito cardiaco.

È bene tenere sempre a mente che, inoltre, l’ingestione delle sue bacche e delle foglie causa deliri e allucinazioni.

Anche la belladonna contiene elevate dosi di scopolamina, ma in questo caso ci sono contenuti maggiori anche per quanto riguarda la temibile atropina.

 

LA BELLADONNA NELLA STORIA

In passato era una pianta largamente diffusa e portava con sé un certo malcontento, giusto per minimizzare. I suoi principali scopi erano quello di anestetico ma inutile dirlo, era estremamente conosciuta come potente veleno.

Talvolta, durante la caccia, i romani imbevevano la punta delle frecce nell’estratto di belladonna, in modo da amplificare il potere letale dei loro tiri.

 

PRENDERSI CURA DELLA BELLADONNA

È una pianta meno rustica rispetto allo stramonio, ma comunque ha un buon livello di adattabilità, come si suol dire, il male non muore mai, no?

 

TERRENO

Il terreno che le offrirà le migliori condizioni è leggero, drenato e calcareo. Ama i substrati alcalini e non disdegna buoni livello di calcio.

 

ESPOSIZIONE

Predilige zone di mezz’ombra o di ombra totale. Il suo fiore non aspetterà la notte per schiudersi, ma com’è consono per una pianta tanto sinistra non vorrà certo crescere in pieno sole!

 

TEMPERATURA

Si adatta piuttosto bene alle temperature ma predilige i climi miti. I forti freddi e le gelate potrebbero esserle fatali.

 

INNAFFIATURA

La belladonna ha bisogno di innaffiature frequenti, meglio evitare che il suo terreno asciughi completamente.

 

CONCIMAZIONE

Se vedete che la pianta risulta debole potete aiutarla con del concime a base di potassio ed azoto.

 

ATROPA BELLADONNA, DEI NOMI NEFASTI

Arriviamo finalmente a fare un po’ di chiarezza sui due nomi coi quali questa pianta è conosciuta: atropa e belladonna.

Il nome Atropa deriva dal greco ed è un richiamo ad una delle tre Moire, in particolare a quella che aveva il compito di tagliare il filo della vita.

Le moire erano le dee del destino nella mitologia greca.  Cloto era la filatrice della vita, Lachesi la fissatrice della sorte toccata all’uomo e poi c’era Atropo, la fatalità della morte. Insomma, è subito ben chiaro cosa pensassero già nell’antichità di questa pianta. Letale e spietata, esattamente come Atropo che nessuno scrupolo ha nel tagliare il filo della vita umana.

Il termine “belladonna”, invece, ha un’origine tutta italiana (eh che bello). Deriva dall’usanza delle donne medievali e rinascimentali di usare la pianta per dilatare le pupille rendendo gli occhi più attraenti, rendendo le donne, più belle. Ad oggi si spera che a nessuna possa venire in mente di fare cose simili, per carità, se proprio volete munitevi di mascara, non dilaterà le pupille ma renderà il vostro sguardo più bello senza uccidervi!

 

L’ATROPA NEGLI USI MODERNI

Prima vi abbiamo nominato l’atropina e immaginiamo che possa esservi nato qualche terribile sentore che il vostro oculista abbia tentato di uccidervi. Naturalmente non è così, infatti nell’epoca moderna la belladonna viene utilizzata positivamente per produrre sì l’atropina, quindi la sostanza che permette di dilatare le pupille durante le visite oculistiche, ma questa è totalmente a scopo benefico e ha lo scopo di permettere di valutare aspetti altrimenti difficilmente visibili con le pupille non dilatate.

Inoltre i suoi alcaloidi vengono utilizzati per preparare alcuni farmaci contro i forti dolori addominali acuti o per diminuire i sintomi del morbo di Parkinson, per problemi cardiaci e, tralasciando l’ironia, come antidoto per contrastare l’effetto di alcuni veleni (come i barbiturici).

Ad ogni modo non è assolutamente una buona idea cercare di usare la pianta per curarsi da soli, queste sono cose assumibili unicamente sotto forma di farmaci prescritti da un dottore qualificato.

Si ricorda che se la belladonna è famosa per le sue proprietà letali e molto meno per quelle benefiche, un buon motivo ci sarà. Bastano poche bacche per uccidere un essere umano, inoltre il veleno della belladonna non ha un antidoto conosciuto.

 

 

Mentre scriviamo quest’articolo fuori dalla finestra possiamo ammirare il vivaio immerso nella tiepida luce autunnale, ma è inevitabile però che ci paia anche di sentire l’avvicinarsi di un temporale.

Non perché ne stia realmente arrivando uno ma più perché è quasi un requisito fondamentale che piova quando si parla di queste cose. Infondo “era una notte buia e tempestosa” è uno dei migliori incipit per parlare di cose spaventose. Non certo “brillava il sole in cielo mentre i fiori crescevano colorati sotto un calore che ancora non risentiva del passare dell’estate”.

Eh no, suvvia, non si può proprio sentire!

Ad ogni modo però, cliché letterari o meno, le insidiose spire di queste piante non si fanno certo problemi legati alla pioggia o al sole.

Sono sempre lì, vi scrutano e chissà quali malvagità penserebbero se solo potessero. Ma chi ci dice che non possano? Infondo la notte di Halloween porta terrori e mistero, chissà che in una sorta di tetra magia non possiate sentire strisciare nelle tenebre il veleno che portano in seno?

Tornando a re Joffrey (o a quel che ne rimane), possiamo anche aggiungere che “la notte è lunga, e piena di terrori”. Quindi adottate pure queste false amiche, ma non dimenticate mai di guardarvi da loro!

 

Un mostruoso Halloween a tutti, cari amici!

 

  • Momento serietà parte 2: le piante presentate e vendute dai Vivai le Georgiche sono da intendersi ad esclusivo uso ornamentale. L’azienda non è responsabile per ogni altro utilizzo diverso da quello ornamentale.

This is Halloween, this is Halloween
Pumpkins scream in the dead of night

Aren’t you scared?

Well, that’s just fine

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *