Davallia tyermanii: cura completa della Felce Zampa di Coniglio, nutrizione e parassiti
Se parliamo di felci da interno particolari, ce n’è una che mi ha sempre fatto perdere la testa e che quest’anno voglio proprio coltivare sul serio, magari spostandola anche in giardino durante la bella stagione: la Davallia tyermanii, conosciuta anche come Humata.
La trovi in commercio con mille nomi curiosi: felce zampa di coniglio, felce zampa di lepre, felce ragno, felce zampa di cervo, felce shinobu, perfino felce palla. E in effetti basta guardarla per capire perché!
Che tipo di pianta è la Davallia (o Humata)?
- Tipo: felce sempreverde da interno
- Portamento: espanso e ricadente, perfetto per vasi sospesi
- Esposizione: ideale per ambienti poco luminosi della casa
- Resistenza: poco incline ai parassiti (poi vediamo bene come gestirli 😉)
La sua caratteristica principale? I famosissimi rizomi carnosi e tomentosi, pelosi e striscianti, che crescono in superficie e non vanno interrati. Anzi: sono parte integrante dell’estetica della pianta! Sembrano proprio piccole zampette che escono dal vaso, da cui il soprannome “felce zampa di coniglio”.

Un’altra specie molto diffusa è la Davallia fejeensis, anch’essa molto utilizzata come pianta ornamentale da interno.
La Davallia, una felce da interno… ma non troppo
Anche se la consideriamo una classica pianta da appartamento, il suo comportamento naturale è tutt’altro che “ordinato”. In natura cresce in modo epifita, espandendosi e aggrappandosi alle superfici: ecco perché ama stare un po’ libera e mostrare i suoi rizomi senza essere costretta sotto il terriccio.
Insomma, se stai cercando una felce ornamentale originale, resistente e perfetta per dare carattere agli angoli meno luminosi della casa, la Davallia potrebbe diventare la tua nuova preferita.
Come cresce in natura la Davallia
La famiglia delle Davalliaceae comprende circa 40 specie di felci diffuse soprattutto nel Sud-Est asiatico. Il genere Davallia raccoglie piante epifite e litofite, cioè capaci di vivere rispettivamente sui tronchi degli alberi o sulle rocce, senza affondare le radici in un terreno vero e proprio.
La Davallia tyermanii, in particolare, in natura si comporta da perfetta epifita: cresce aggrappata alla corteccia degli alberi, talvolta si adatta a superfici rocciose o muschiose e prospera nelle foreste tropicali umide del Sud-Est asiatico. Non la troveremo mai immersa in un suolo compatto e profondo, ma piuttosto ancorata in superficie, dove può respirare liberamente.
I suoi celebri rizomi pelosi si fissano alla corteccia o al substrato superficiale e da lì assorbono tutto ciò che serve: l’umidità dell’aria, l’acqua piovana e persino i piccoli residui organici come foglie e detriti che si accumulano naturalmente. Da questi rizomi nascono le fronde, che si aprono verso l’esterno e leggermente verso il basso, creando quell’effetto soffice, leggero e un po’ selvatico che rende questa felce così affascinante.

Ecco perché, quando la coltiviamo in casa, dobbiamo ricordarci del suo “carattere”: la Davallia non ama sentirsi soffocata in substrati compatti e pesanti. Preferisce aria, umidità e drenaggio e soprattutto vuole i suoi rizomi visibili e liberi di “respirare”.
Luce: quanta ne serve alla tua Davallia
La Davallia tyermanii è una felce tropicale che ha imparato a vivere all’ombra, quindi non ha bisogno di luce diretta intensa: anzi, il sole forte può bruciare sia le fronde sia i suoi rizomi pelosi.
In natura cresce sotto la chioma degli alberi, in foreste umide, dove riceve solo luce filtrata. Questo significa che non è una pianta da pieno sole: non ha sviluppato meccanismi per difendersi dalla luce intensa, quindi è meglio rispettare le sue abitudini anche in casa.
Tipo di luce ideale in casa
La Davallia ama luce indiretta brillante: ad esempio vicino a una finestra orientata a est o nord-est, filtrata da una tenda leggera. Se la posizioni in ombra luminosa, sopravvive lo stesso, ma cresce più lentamente. Con poca luce le fronde diventano più lunghe e sottili e i rizomi perdono il loro colore dorato. La luce diretta intensa, soprattutto nelle ore centrali, va evitata assolutamente, perché rischia di bruciare la pianta. Vuoi saperne di più sulla gestione della luce? Eccoti un articolo apposito!
Effetti della luce sulla crescita
| Condizione | Crescita fronde | Rizomi | Colore |
| Indiretta brillante | equilibrata, foglie sane e compatte | rizomi pelosi e tonici | verde intenso |
| Ombra luminosa | fronde più lunghe e sottili | rizomi pallidi | verde chiaro |
| Sole diretto | bruciature e macchie | secchezza e rischio marciume | marrone / necrosi |
Consiglio: In inverno, quando la luce naturale cala, puoi avvicinarla un po’ alla finestra oppure integrare con una luce artificiale da 12–14 ore al giorno, preferibilmente LED a luce bianca neutra.
Temperature: il clima ideale per la Davallia
La Davallia tyermanii è una felce tropicale, quindi non ama il freddo e si sente davvero a suo agio solo con temperature miti e costanti.

In casa, la sua temperatura ideale si aggira tra i 18 e i 25 °C, condizioni in cui cresce sana, le fronde restano toniche e i rizomi vivaci. Se la temperatura scende leggermente, tra 15 e 17 °C, la crescita rallenta un po’ e le fronde diventano più delicate, ma la pianta rimane comunque in salute. Attenzione invece a valori troppo bassi: sotto i 10–12 °C la Davallia può sopravvivere solo per brevi periodi, mentre temperature inferiori ai 10 °C per più di qualche ora possono provocare danni irreversibili, con fronde mollicce, ingiallite e rizomi a rischio marciume.
In pratica, in inverno va protetta da spifferi e finestre fredde e va tenuta lontano da termosifoni o fonti di calore secco, che rischiano di seccare fronde e rizomi. In estate, invece, sopporta bene anche temperature fino a 28–30 °C, purché l’umidità sia adeguata.
In breve, se rispetti le sue esigenze climatiche, la tua felce ti ricompenserà con fronde rigogliose e rizomi in perfetta forma!
Irrigazione: come annaffiare la Davallia
L’irrigazione corretta è fondamentale per la Davallia tyermanii. Nella coltivazione domestica, gli errori nell’acqua sono tra le cause più comuni di problemi, quindi è importante capire bene come comportarsi.
La Davallia è una felce epifita: in natura i suoi rizomi sono sospesi e ricevono acqua solo quando piove o quando l’aria è umida. Tradotto in casa, significa che non bisogna mai lasciare il vaso con ristagni d’acqua, i rizomi devono rimanere asciutti in superficie e il substrato leggermente umido, mai zuppo.
Durante il periodo vegetativo, cioè primavera ed estate, controlla il terreno e annaffia quando la superficie è quasi asciutta. Tipicamente questo significa ogni 7–10 giorni, anche se dipende molto dall’umidità della stanza. In autunno e inverno, invece, le annaffiature si riducono: la pianta cresce più lentamente e ha bisogno di meno acqua.
Per quanto riguarda la modalità, l’irrigazione diretta nel vaso deve essere abbondante ma evitando di bagnare i rizomi in superficie. L’acqua ideale è a temperatura ambiente e poco calcarea: acqua filtrata o piovana è perfetta.
Come capire se stai annaffiando bene la Davallia? I segnali positivi sono rizomi turgidi, foglie verdi e robuste e la comparsa di nuove fronde dalla punta dei rizomi. Se invece noti rizomi molli o scuri, fronde che appassiscono velocemente o marciume alla base, stai esagerando con l’acqua. Al contrario, fronde secche o fragili e rizomi che si ritirano indicano che serve più idratazione.

Substrato: dove far vivere la Davallia
Il terreno perfetto per la Davallia tyermanii deve imitare più un tronco che un terreno normale.
Il substrato ideale deve drenare rapidamente, trattenere aria e restare leggermente umido: così i rizomi respirano e le radici possono crescere senza problemi. Un mix tipico che funziona benissimo prevede fibra di cocco o torba grossolana, un po’ di bark fine, perlite o pomice e un tocco di sfagno. Attenzione: il classico terriccio universale puro è un errore molto comune, perché trattiene troppa acqua e soffoca la pianta. Io, come sempre, consiglio One plus che grazie alla sua formulazione riesce a mantenere una leggerezza adeguata anche alla Davallia.
Perché i rizomi NON vanno interrati
L’ho già detto ma meglio ribadirlo perché questa è una regola d’oro: mai seppellire i rizomi! Se lo fai, li privi di ossigeno, li esponi a marciume e blocchi la produzione di nuove radici sane. I rizomi della Davallia vogliono stare in superficie, essere visibili e respirare liberamente, perché sono la parte più caratteristica e decorativa della pianta, le “zampette pelose” che la rendono unica.
Rizomi vs radici: chi fa cosa nella Davallia
La Davallia tyermanii è una piccola ingegnosa tropicale e capire la differenza tra rizomi e radici è fondamentale per coltivarla bene.
I rizomi sono i veri protagonisti della pianta: servono a espandersi, ad ancorarsi alle superfici e a produrre nuove fronde. In pratica, sono le “zampette” che rendono la Davallia così caratteristica, permettendole di aggrapparsi al substrato e di crescere.
Le radici vere, invece, nascono dai rizomi. Sono sottili, relativamente poco profonde e il loro compito principale è assorbire acqua e nutrienti dal substrato: non servono a dare stabilità come in una pianta terricola classica.
In vaso cosa succede
Quando coltivi la Davallia in vaso, i rizomi restano in superficie o appena appoggiati al substrato e, da essi, partono radici che penetrano nella terra. Queste radici non formano un pane radicale fitto e compatto.
Per questo motivo la Davallia non ama vasi troppo profondi: cresce meglio in contenitori bassi e larghi e soffre se il substrato è troppo compatto o sempre bagnato. Quindi, se durante un rinvaso noti pochi fili radicali, non preoccuparti: è assolutamente normale. E se i rizomi “scappano” dal vaso, è un segno di buona salute, non un problema. Anche il fatto che la pianta sembri poco ancorata è del tutto naturale: stiamo parlando di una vera epifita!
Il ruolo dei rizomi
I rizomi sono anche in grado di trattenere un po’ di umidità superficiale grazie alle loro pelurie, catturando acqua dall’ambiente circostante. Tuttavia, non sono specializzati come le radici nell’assorbimento dei nutrienti.
Nebulizzare la Davallia: sì o no?
Quando si parla di Davallia tyermanii, la risposta è: sì, ma con criterio.
Le nebulizzazioni sono utili soprattutto per mantenere umidi i rizomi e migliorare il microclima intorno alla pianta, ricreando quell’atmosfera leggermente tropicale che tanto ama. Non devono però sostituire l’annaffiatura vera e propria: servono a integrare, non a rimpiazzare.
L’ideale è vaporizzare 2–3 volte a settimana, usando acqua a temperatura ambiente e senza inzuppare continuamente fronde e rizomi. L’obiettivo non è bagnare tutto, ma aumentare l’umidità attorno alla pianta.
Nutrienti: poco ma spesso
Dal punto di vista della nutrizione dobbiamo sempre tenere a mente una cosa fondamentale: la Davallia tyermanii non è una pianta “golosa”.
In natura vive abbarbicata ai tronchi, quindi non ha a disposizione un terreno ricco e fertile come una pianta da orto. Riceve nutrienti in quantità minime, diluitissimi, portati dalla pioggia e dai piccoli detriti organici che si accumulano attorno ai rizomi. È abituata a nutrirsi con discrezione.
Anche in vaso dobbiamo rispettare questa sua natura epifita.
- Concime liquido
- Molto diluito (circa 1/4 della dose consigliata)
- Solo nel periodo vegetativo, quindi primavera ed estate
- Meglio se organico o comunque delicato e completo di microelementi
Possiamo fare 1–2 interventi al mese nel periodo di massima crescita. Un’ottima strategia, su una pianta come questa, è anche la distribuzione per via fogliare: una vaporizzazione leggera sulle fronde, evitando però di inzuppare eccessivamente i rizomi.
Per nutrire la vostra felce con delicatezza e nel rispetto della sua natura epifita è ideale usare concimi liquidi molto diluiti come Concime liquido piante verdi di Cifo o Asso di Fiori, che apportano microelementi senza eccedere nei nutrienti (ma sono comunque da diluire con la Davallia tyermanii).
Attenzione agli eccessi: troppo concime può bruciare le radici e rovinare l’aspetto delle fronde, che diventano macchiate, molli o deboli.
La regola è semplice: se la tratti come una pianta terricola classica, soffre. Se la tratti come un’epifita, con nutrizioni leggere ma regolari, esplode di vitalità.
Parassiti: pochi problemi… ma sappiamo come intervenire
La Davallia tyermanii non è una pianta particolarmente soggetta a parassiti.
Se l’ambiente è corretto (luce filtrata, buona umidità, niente stress idrico) si difende quasi da sola. Detto questo, può capitare.
Cocciniglia: il rifugio perfetto sono i rizomi
Il nemico numero uno è la cocciniglia, soprattutto quella cotonosa.
E diciamolo: tra quei rizomi carnosi e pelosi trova praticamente un resort a cinque stelle.Se la intercettiamo, possiamo controllarla con un insetticida, meglio se naturale e innocuo per noi, per i bambini e per gli animali domestici.Quello che sto usando ormai da un annetto e che mi sta dando grandi soddisfazioni è Starbugs, insetticida biologico a base di caffeina al 6%.
Funziona in due modi molto interessanti:
- Per contatto, spruzzato direttamente sulle foglie.
- Per via radicale, distribuendo il prodotto nel substrato.
Ed è qui che diventa geniale: la caffeina viene assorbita dalla pianta, entra in circolo e diventa sistemica.
Quindi, anche se la cocciniglia si nasconde sotto le cere protettive o nei punti più difficili da raggiungere, quando va a succhiare la linfa… fine della storia.
Ragnetto rosso: quando l’aria è troppo secca
In condizioni calde e asciutte può comparire anche l’acaro, il famoso ragnetto rosso. Le fronde iniziano a puntinarsi, scolorirsi, compaiono leggere ragnatele.
Qui intervengo con Entorap, è un insetticida–acaricida biologico composto da un consorzio di funghi utili del genere Beauveria e Metarhizium.
In pratica:
- la polvere contiene spore inattive
- quando la misceliamo in acqua si attivano
- spruzzate sulla pianta, a contatto con insetti o acari germinano
- penetrano nel parassita e lo eliminano
Sì, sembra la trama di un film sugli zombie… ma funziona davvero.
Sugli acari, personalmente, lo ritengo un portento. Dopo l’applicazione vedo spesso gli adulti smettere di muoversi nel giro di poco tempo.
E la cosa interessante è che funziona bene anche in prevenzione, soprattutto nei periodi caldi e secchi.
La vera prevenzione resta l’ambiente
Detto questo, ricordiamoci sempre una cosa:
se la Davallia sta bene, è difficile che venga attaccata.
Un’umidità ambientale medio-alta, luce indiretta corretta, substrato arioso e drenante e irrigazioni equilibrate fanno la differenza. Niente stress idrico, né secco prolungato né ristagni.
Un piccolo gesto che fa miracoli? Controllare spesso sotto le fronde e soprattutto tra i rizomi, che restano il punto più delicato. Così vi godete una felce sana, vigorosa e scenografica… senza trasformare casa in una serie apocalittica botanica!
Cenni storici sulla Davallia tyermanii
Il genere Davallia deve il suo nome a Edmund Davall (1763–1798), botanico e pteridologo svizzero-inglese che dedicò gran parte dei suoi studi proprio alle felci. Un omaggio meritato, visto quanto questo gruppo di piante abbia affascinato studiosi e collezionisti nel corso dei secoli.
Durante l’Ottocento, nel pieno della cosiddetta Pteridomania (la celebre “fern fever” vittoriana), le Davallia erano tra le felci più desiderate per serre e collezioni botaniche. Il loro aspetto insolito, con quei rizomi pelosi e striscianti, rompeva completamente l’idea della felce elegante e composta: erano strane, esotiche, quasi eccentriche. E proprio per questo amatissime.
La Davallia tyermanii venne descritta scientificamente a partire da esemplari provenienti dall’Asia orientale, in un’epoca in cui molte felci epifite venivano introdotte in Europa come vere e proprie rarità da collezione. Non erano piante “da giardino” nel senso classico del termine, ma piccoli tesori botanici da coltivare in serra, con cura e un pizzico di orgoglio.
E in fondo, ancora oggi, coltivare una Davallia significa un po’ questo: avere in casa una felce che conserva quell’anima da pianta da collezione, curiosa e fuori dagli schemi.
Curiosità botaniche
La Davallia tyermanii ha un modo di crescere che sembra quasi testardo e affascinante allo stesso tempo. I suoi rizomi continuano ad allungarsi anche quando “non trovano terra”: in natura scorrono lungo i tronchi per decine di centimetri, esplorando la superficie alla ricerca di nuovi punti umidi dove ancorarsi.
Un’altra cosa importante: è una felce epifita, ma non è parassita. Questo significa che utilizza l’albero solo come supporto fisico, senza sottrarre nutrienti alla pianta ospite. Si appoggia, si ancora, ma non invade.
Curiosità ecologiche
In natura, la Davallia contribuisce alla micro-biodiversità delle foreste tropicali. Tra rizomi e fronde si creano piccole tasche umide dove si accumulano detriti organici: foglie, polvere, frammenti vegetali. In questi microambienti trovano rifugio insetti e microrganismi, dando vita a un piccolo ecosistema sospeso tra aria e corteccia.
Il suo modo di crescere racconta una strategia evolutiva molto antica: vivere “a metà tra aria e substrato”, sfruttando soprattutto umidità e pioggia più che il suolo vero e proprio. È una forma di adattamento raffinata, che le permette di occupare spazi dove altre piante non riuscirebbero a sopravvivere.
E forse è proprio questo il suo fascino: una felce che non sceglie la terra, ma l’aria.
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