Gli ingredienti per un perfetto substrato di coltivazione

Ormai lo sappiamo, il substrato di coltivazione è un fattore (se non IL fattore) fondamentale per la buona salute delle nostre piante. Ma come scegliere il terriccio corretto? E soprattutto: è possibile trovare un substrato che possa soddisfare esigenze trasversali adattandosi tanto ad una pianta d’appartamento quanto ad un albero da frutto?

La risposta è: dipende.

Troppo spesso ho reperito in commercio substrati detti “universali”, spesso di costo ridotto, di qualità deludente con ripercussioni negative sulla coltivazione delle piante. Invece che andare bene “un po’ per tutto” (come la dicitura ‘universale’ lascerebbe intendere) ci ritroviamo con qualche tipo di miscela che funziona male su ogni cosa.

Un terriccio universale dovrebbe invece essere il più completo e ricco possibile, proprio per la versatilità che è richiesta ad un materiale definibile tale.

Ho lavorato negli ultimi mesi ad una formulazione universale ed è stata una bellissima esperienza perché ho avuto carta bianca nella scelta degli ingredienti. Che ci ho messo dentro? Ora ve lo spiego…

 

Elementi costituenti

Sono partito da una miscela base costituita da

  • mix di torbe di alta qualità
  • fibra e midollo di cocco (lavati)
  • pomice di pezzatura ridotta

Non ho messo ammendante compostato verde (compost vegetale) e sotto vi spiego il perché.

Ho aggiunto poi una serie di elementi di fertilità che mancano nel 99,9% dei substrati in commercio ma che ritengo di grande rilievo se vogliamo approssimare il più possibile un terreno naturale dalla buona dotazione nutritiva e biologica:

  • concime organico a lenta cessione
  • inoculi micorrizici
  • batteri della rizosfera
  • trichoderma
  • farina di Neem

Capire il funzionamento e il ruolo di queste componenti in un substrato ci permette di apprendere qualcosa in più sulle avanguardie della ricerca agronomica e sui meccanismi che regolano la fertilità del suolo e la promozione delle difese naturali da parte delle colture.

Lasciatemi chiarire qualche concetto base e poi passiamo ad illustrare i protagonisti del mio substrato ideale 😉

  1. UNIVERSALE, cosa significa? Significa che un substrato è studiato (o dovrebbe esserlo) per poter incontrare le esigenze di tutte (o quasi) le colture ornamentali e produttive: piante da interno, piante in vaso/fioriera, balconi, aiuole del giardino, orto, frutteto. Per cosa non lo userei? Per esigenze specifiche: orchidee, piante grasse, bonsai, tappeti erbosi, piante acidofile come azalee e rododendri. Qui preferisco usare prodotti specifici come questi:

Per tutto il resto un buon substrato universale ritengo che sia perfettamente adatto.

  1. BASE FISICA: alla base degli universali di primo prezzo (che trovo puntualmente a prezzi impossibili nei supermercati e nella GDO) c’è un unico componente: il compost. Spesso non è nemmeno maturo e i sacchi, infatti, sono caldi al tatto (perché il materiale compostato sta ancora fermentando). Ma anche il compost maturo, non miscelato con alte percentuali di torbe o cocco, è insufficiente per definire un substrato, tantomeno un substrato universale.

Ho creato la base ideale del substrato con torbe di alta qualità, fibra e midollo di cocco, pomice per drenaggio e nessuna aggiunta di compost. Questa scelta non è stata fatta perché il compost è a priori un cattivo ammendante, anzi, se ben stagionato è un valido componente di fertilità, ma anche con il prodotto più stabile può capitare che l’acqua di drenaggio possa macchiare pavimentazioni o superfici di pregio.

  1. PRONTO ALL’USO: significa che anche se andate ad utilizzarlo per piante da interno, piante in vaso e fioriere non avete bisogno di aggiungere materiali grossolani, né ad esempio perlite in miscela, ne argilla espansa o altri materiali grossolani sul fondo del vaso. Il drenaggio è già assicurato dalla base fisica della miscela.
  2. CONCIMATO: ho dotato il substrato di un concime organico naturale a lento rilascio cosicché per i primi 5/6 mesi non dovremo ricordarci di nutrire le piante. Passato questo intervallo possiamo iniziare con le solite concimazioni. In particolari periodi di stress è comunque sempre possibile somministrare fitostimolanti per superare specifiche condizioni (colpi di freddo, botta di sete, post infezione parassitaria ecc.)
  3. BIO: Perché gli enti preposti concedano il marchio BIO e la conseguente certificazione che il prodotto sia utilizzabile in agricoltura biologica è necessario che tutte le componenti del substrato siano a loro volta certificate BIO. Questo lo dico soprattutto per chi vorrà utilizzare il substrato per orto e frutteto e che spesso si trova di fronte a diciture BIO usate a sproposito e in maniera poco trasparente.

 

Elementi di fertilità e attivatori delle difese

Da diversi anni la ricerca agronomica ha collaudato una serie di elementi ‘vivi’ in grado di migliorare la vita dell’apparato radicale e della pianta in generale. Noto con piacere che anche gli hobbisti più informati iniziano a richiedere queste componenti, ragione per cui ritengo debbano far parte di un substrato di alta qualità.

Micorrize

INOCULI MICORRIZICI. Sono i vettori di alcuni funghi particolari che si attivano a contatto con gli apparati radicali delle piante facendo partire una simbiosi tra fungo e pianta: le micorrize appunto.

Le micorrize sono le extension delle radici, tanto che possono riprodursi unicamente entrando in simbiosi con le piante. Il micelio di questi funghi (sono funghi microscopici, non pensate al porcino per favore) è una fitta rete di filamenti che si espande nel terreno e si lega all’apparato radicale estendendolo e aumentandone la capacità di assorbire nutrienti anche di 5-7 volte. Le piante si sviluppano molto più velocemente, resistono molto di più alla siccità, soffrono molto meno trapianti (utile per gli orticoltori) e rinvasi (qui chi ha piante da appartamento sa quanto può essere delicata a volte questa fase). Ma in realtà i benefici sono anche di tipo difensivo perché i funghi parassiti dannosi sono osteggiati da questa sorta di ‘guardiano delle radici’ e i microrganismi utili che si sviluppano tra le radici micorrizate hanno un’azione repellente sui nematodi ad esempio.

La sperimentazione che ha portato poi verso la prosperosa strada delle Micorrize si è avviata nel tentativo da parte del Dr. Mike Amaranthus, capo scienziato presso il servizio forestale degli Stati Uniti nel sud dell’Oregon, di trovare un metodo per aumentare la sopravvivenza delle piantine forestali nelle aree che erano state ripiantate dopo un’opera di disboscamento. Dopo aver cominciato a lavorare con le Micorrize, che nel frattempo si erano rivelate valide alleate nel progetto, il Dr. Amaranthus stesso aprì un’azienda che potesse occuparsi, fra le altre, di commercializzare questo elemento ancora per lo più sconosciuto.

Esistono due macro-gruppi di Micorrize: Endomicorrize ed Ectomicorrize. Ad interessarci sono in particolar modo le prime, in quanto le Ectomicorrize sono in grado di colonizzare soltanto un numero molto limitato di specie di piante, in particolar modo conifere e latifoglie, ma quasi non hanno rilevanza a lato delle colture agrarie. Per intenderci i tartufi sono l’esempio più famoso di simbiosi micorrizica di questo tipo, dove si crea un consistente strato di micelio attorno alle radici.

Le Endomicorrize invece non creano rivestimenti esterni, bensì penetrano all’interno dei tessuti e perfino delle cellule della pianta, andando a riempire gli spazi intercellulari senza mai danneggiarli.

Di queste micorrize si conoscono circa 150 specie, le quali sono capaci di colonizzare fino al 95% delle specie vegetali, passando dalle piante erbacee, a quelle da frutto, fino conifere e latifoglie. Alcune eccezioni invece sono le orticole appartenenti alle famiglie delle Crucifere (cavolfiore, cavolo, ecc.) e quasi tutte le colture estensive (es: soia).

Veniamo però al dunque: per quale motivo le Micorrize sono così importanti per la pianta? Beh, perché, oltre a quello che vi dicevamo prima, la loro formazione amplifica la capacità della pianta di assorbire l’acqua e la protezione dall’attacco di alcuni patogeni radicali. Inoltre nella maggior parte dei casi si creeranno degli arbuscoli (strutture ramificate all’interno delle cellule radicali), in questi arbuscoli avvengono gli scambi dei nutrienti in quanto il fungo assorbe gli elementi nutritivi (in particolare fosforo e potassio) e li cede alla pianta che, in cambio, darà all’Endomicorriza della linfa elaborata.

Pensate che le micorrize arrivano ad avvolgere le radici al punto di creare uno strato di qualche centimetro tutt’intorno.

 

Batteri della rizosfera o rizobatteri

Sono la parte “viva” di un substrato e hanno un ruolo di primaria importanza nella fertilità del suolo e nell’azione biostimolante, insomma sono batteri utili che troviamo nei terreni naturali. Svolgono un ruolo fondamentale nella nutrizione delle piante, nell’incentivarne la crescita e nel dare strumenti essenziali per fronteggiare le eventuali malattie.

Iniziamo dalle basi: la rizosfera è la parte di suolo situata introno alle radici delle piante, da cui queste, attraverso interazioni complesse, vanno a prelevare i nutrienti essenziali e l’acqua necessaria per il loro sostentamento e sviluppo. In questo ambiente così singolare possiamo trovare, oltre alle radici stesse, vari componenti biotici, fra i quali funghi, microorganismi simbiotici e batteri, sia benefici sia patogeni. Non tutti gli elementi presenti devono necessariamente influire positivamente o negativamente sulla salute della pianta, ma tutti giocano un ruolo nell’influenzarne la crescita e la produttività.

Anche questi microrganismi instaurano un rapporto di simbiosi, di mutuo vantaggio, con le radici delle piante: spesso formano dei noduli intorno ad esse. Il loro ruolo è molteplice: sono in grado di rendere disponibile alle radici alcune forme di nutrienti come azoto e fosforo che non potrebbero essere altrimenti assorbite dalle piante; sono antagonisti di batteri parassiti che attaccano l’apparato radicale; i loro metaboliti sono un controllo naturale verso altri funghi patogeni; insomma, insieme alle micorrize creano delle difese naturali attorno alla pianta permettendoci di limitare molto l’utilizzo di antiparassitari.

Il giusto terreno permette una migliore gestione del rapporto fra suolo-radice e suolo-seme, necessaria per gestire i microrganismi, aumentare la crescita delle piante e ridurre l’impatto della produzione vegetale e dell’agricoltura sull’ambiente. Infatti, fra i vantaggi dello studio di questo micro-sistema tanto particolare vi è l’uso di organismi che promuovono la crescita delle piante e la soppressione delle malattie e delle erbe infestanti, esercitando una sorta di biocontrollo.

È davvero curioso sapere che in agricoltura questi batteri benefici vengono applicati, prima del processo di semina, al rivestimento dei semi stessi. Questa pratica aumenta le probabilità che i semi riescano a stabilire popolazioni di rizobatteri abbastanza grandi all’interno della rizosfera da produrre notevoli effetti benefici sulla coltura.

Questi microrganismi sono proprio i batteri di cui vi parlavamo, tanto che secondo alcuni studi, sarebbero gli abitanti più numerosi della rizosfera, nonostante lo spazio da loro occupato sia inferiore a quello di altre componenti.

Il rapporto fra i rizobatteri e le piante ha però un costo: la pianta in cambio dei nutrienti che i rizobatteri può fornire, deve garantire loro luogo e condizioni adeguate di vita. Vi sembra poco? Allora sappiate che creare e mantere i noduli radicali per loro può comportare per la pianta un dispendio fra il 12 ed il 25% delle produzione fotosintetica totale.

 

Trichoderma

Ormai per chi è nel settore sono una certezza, questo genere di funghi vanta al suo interno dei ceppi impiegati come agenti di biocontrollo contro le malattie fungine.

È un genere di funghi microscopici, scoperti nel 1794, naturalmente presenti nei terreni naturali, esercita un’azione di difesa contro le micosi delle piante ed entra in simbiosi con gli apparati radicali aumentando la loro capacità di assorbimento dei nutrienti.

Questo tipo di fungo riesce a colonizzare prontamente le radici, in particolare determinati ceppi riescono addirittura a crescere sulle radici mentre queste si stanno ancora sviluppando. Questa può non sembrare una cosa positiva essendo noi più che abituati a sguainare subito i prodotti antifungini appena sospettiamo la presenza di quei malefici, ma fidatevi, il trichoderma non è da combattere, anzi! Si dice che Trichoderma decreterà un giorno la fine dei fungicidi chimici e in effetti migliaia di studi condotti negli ultimi anni ne hanno acclarato l’efficacia in tal senso.

 

Farina di Neem

È il prodotto di scarto della produzione del famoso olio di Neem, ottenuto attraverso la spremitura a freddo dei semi dell’omonima pianta, cosa che fa di lei un componente quindi totalmente naturale che, se presente nel substrato, crea un ambiente ostile allo sviluppo di insetti e parassiti funginei. A completamento ha inoltre un effetto migliorativo sulla crescita e la fioritura delle piante.

È un prodotto vegetale dall’efficacia provata sulla crescita e la salute delle piante, influendo perfino sulla robustezza delle radici. inoltre, grazie alle sue proprietà naturali svolge anche una funzione di scudo naturale contro gli insetti; questa funzione però riesce ad essere svolta nel migliore dei modi quando alla farina di Neem viene unito un fertilizzante azotato.

 

Conclusione

Queste sono le componenti che abbiamo voluto inserire in ONE+, conseguentemente al rapporto/confronto quotidiano che si è instaurato con la nostra community del #clangeorgici, nel corso degli anni, ascoltando le vostre esigenze e le problematiche più ricorrenti che incontriamo nel mantenere in salute e in vigore le nostre amiche verdi, che si tratti di una Calathea, di un Viburno, di una pianta di pomodori, di un ciclamino o di un melo.

Provatelo anche voi, fate qualche esperimento se non vi fidate e confrontatelo con altri prodotti in commercio, noi siamo certi che diventerà il vostro primo alleato in questa fantastica avventura che, da poco o da molto tempo, avete avviato insieme alle vostre piante.

Un substrato professionale, accessibile anche all’hobbista intelligente che ha capito quanto poco basti, anche in termini economici, per passare da substrati di primo prezzo a un prodotto dall’alto profilo tecnico.

Inoltre, per un corretto utilizzo sulla confezione troverete un pratico QR code, vi basterà inquadrarlo con la telecamera e verrete subito collegati al video dove potrete vedere come utilizzarlo al meglio!

2 replies on “Gli ingredienti per un perfetto substrato di coltivazione

  • Adriana Brunetti

    In effetti, coloro che amano il giardinaggio, sì sono resi conto che il tipo di terriccio è fondamentale come inizio!!
    Grazie delle precisazioni.
    Siete molto simpatici e non perdo i vs video, sono iscritta al canele YouTube!
    Sono una vs “fan”.
    Grazie per il bel lavoro che fate !!!🎀

    Rispondi

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