Piante variegate: come si originano e come curarle

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Troppo per una piccola pianta di Raphiodophora tetrasperma (Monstera minima)? Non se la pianta in questione presenta una variegatura unica, che tinge le sue foglie per metà di verde e per metà di giallo.

Storia dell’agosto 2020: asta al rilancio su Trade Me, un marketplace neozelandese, un trio anonimo si aggiudica la rarità per una cifra record. Ma la storia è disseminata di vicende come questa, di appassionati pronti a spendere migliaia di euro per piante particolari, per lo più variegate, come in questo caso.

Il fascino indotto dalle variegature non è storia recente: da sempre la selezione umana cerca di sfoderare piante con fogliami che si discostino dalle normali tinte di verde per virare su screziature, colori, maculature, in grado di farci restare a bocca aperta. Cosa tramuta una pianta, che di norma pagheremmo 15€, in un oggetto del desiderio per cui azzerare il conto in banca? Un gene.

QUESTIONE DI GENI

Le piante variegate sono da sempre intorno a noi. Basta uscire al parco o in giardino per osservare siepi e cespugli di Pitosforo, Ligustro, Eleagno, Agrifoglio e centinaia di altri generi che vantano nella loro palette delle specie e delle cultivar con lamine fogliari impreziosite da variegature bianche, giallo e crema. Penso all’Edera e al fatto che in vivaio ci sono più varietà con foglia variegata che verde. Il loro utilizzo nel garden design è fondamentale: soprattutto quando abbiamo a che fare con i sempreverdi, notoriamente poco dotati di fioriture prolungate: puntare sulle colorazioni delle foglie ci consente di tingere il giardino per tutto l’anno grazie alle variegature, rompendo la monotonia del verde uniforme. Le variegature chiare illuminano un angolo un poco spento del giardino e un Fagus sylvatica ‘Tricolor’ muoverà la già sgargiante chioma rossa con le sue variegature rosate, sotto la quale sdraiarsi a leggere un libro.

Senza uscire di casa: guardate bene le vostre piante da interno. Dubito che abbiate tutte piante completamente verdi. Seppur non sia una rarità, Maranta leuconera ‘Fascinator’ ci regala foglie che vanno dal verde intenso al lime, attraversate da nervature di un rosso carico. E quella Sansevieria trifasciata (Dracaena trifasciata)? Vi assicuro che è per la sua foglia variegata di giallo che l’avete adottata. O perché vi ho detto che è molto difficile da ammazzare.

‘Variegato’ è un aggettivo che si rifà ad un’origine latina (variegatus, varius) dal chiaro significato ‘variopinto’, ‘composto da diversi tipi o colori’. Il termine viene usato in maniera più o meno ampia, ad esempio per caratterizzare livree fogliari particolarmente variopinte oppure per descrivere semplici screziature monocromatiche.

In senso ampio possiamo definire variegata anche la foglia di una Calathea musaica, che esprime un pattern di verdi chiari contornati da tratti di un verde più scuro. In senso più stretto, possiamo attribuire questo aggettivo a foglie con screziature localizzate, anche in maniera disordinata, con colori vicini al bianco, al crema, al giallo, come accade ad esempio in numerose varietà di Pothos ma anche in molti arbusti da esterno come Buxus, Abelia e Cotoneaster.

COME SI CREA UNA VARIEGATURA

Alla base della variegatura c’è sempre un’interferenza genetica che blocca o modifica la produzione del pigmento verde noto come clorofilla. La mutazione cellulare derivante può essere più o meno stabile e conservarsi o meno nella progenie.

Nel DNA degli esseri viventi, piante incluse, esistono elementi chiamati trasposoni che si spostano all’interno dei cromosomi attivando e disattivando certi geni; talvolta ad essere interessati da queste interferenze sono i geni predisposti alla produzione della clorofilla i quali, se disattivati dal trasposone, non saranno più in grado di tingere la foglia di verde. I trasposoni successivamente possono spostarsi ripristinando la struttura del gene occupato, talvolta riportando alla normalità il suo funzionamento, altre volte lasciandolo danneggiato e quindi inattivo.

Nel video che tratta i viraggi di colore autunnali abbiamo avuto modo di conoscere i principali pigmenti vegetali coinvolti nel processo di colorazione delle foglie: il verde è dato dalla clorofilla, le tinte giallo-arancio dai carotenoidi, il rosso e il viola dagli antociani.

Con questi pigmenti la natura può giocare e dotare le foglie (a volte anche i fusti, come nel caso di alcuni Cornus) di colorazioni diverse da quelle verdi, canoniche.

Le variegature bianco puro sono determinate dall’assenza di clorofilla (pigmento verde), che può anche variare la sua concentrazione dando vita a diverse sfumature di verde come in Epipremnum areum ‘Manjula’.

Le tinte rosa della Calathea roseopicta ‘Rosy sono date da antociani, in concentrazione bassa e non concomitanti alla presenza di clorofilla. In Acer palmatum ‘Bloodgood’, le foglie di un viola intenso sono la somma di clorofilla e antociani.

COSA RENDE MERAVIGLIOSA UNA MONSTERA VARIEGATA?

Le cause che inducono una variegatura, seppur tutte legate ad un’origine genetica, possono essere di diverso tipo ed è importante saperle distinguerle per prevederne la stabilità, ovvero la probabilità che siano riproducibili.

Modelli genetici

Il più delle volte la variegatura è proprio scritta nel DNA della pianta ed è quindi ereditata dai progenitori. Questo rende stabile la caratteristica non solo quando propaghiamo (ovvero moltiplichiamo, riproduciamo) per via agamica (talea, innesto, micropropagazione) ma generalmente anche partendo da un seme della pianta madre. Piante con variegature inscritte nel loro genoma sono naturalmente così: la caratteristica è comparsa nella storia evolutiva di quella specie ed è stata promossa dalla selezione naturale proliferando.

La loro tendenza è quindi quella di preservare la variegatura generazione dopo generazione, siano esse propagate per talea o per seme. È il caso della maggior parte delle nostre piante variegate. Si dice che la mutazione che ha portato alla variegatura è stabile.

Non sempre è la selezione naturale a promuoverne la diffusione: l’uomo può metterci mano. L’origine di una pianta variegata potrebbe essere un semenzaio dove propaghiamo migliaia di Ligustro verde (L. sinensis) tra i quali compare una piantina che, a differenza delle altre, presenta una variegatura fogliare. Il coltivatore può estrarla e avviarla alla crescita per farne una pianta madre dalla quale attingere per procurarsi talee di Ligustro variegato e propagarlo. In questo caso è una mutazione naturale ad aver creato la variegatura, ma è l’intervento dell’uomo che la separa dal resto della popolazione e la moltiplica.

Ulteriore azione umana è quella di selezione (utilizzata anche in zootecnia o nell’allevamento di razze di animali domestici): incrociare due individui in cui il carattere ricercato è particolarmente espresso (fenotipi migliori) permette di ottenere una progenie statisticamente più dotata dello stesso carattere.

Chimere

Diverso è il caso di piante come Monstera deliciosa ‘Albo Variegata’ ove convivono, nello stesso individuo, due genomi diversi; è quella che in biologia viene definita una chimera. In questa pianta coesistono cioè tessuti in grado di formare clorofilla (zone verdi) e non (zone bianche). Il risultato si traduce in aree casuali colorate di verde e altre di colore bianco: la mutazione risulta sparpagliata a casaccio sulla pianta, senza pattern distinguibili.

Le chimere sono genetiche instabili e non sempre la loro propagazione restituisce una pianta con le stesse caratteristiche: le variegature sono molto casuali, a volte una foglia può risultare tutta bianca o tutta verde, il più delle volte è variegata a sprazzi. Ma se siamo fortunati potrebbe regalarci una mitica half moon, ovvero una foglia per metà bianca e per metà verde.

La differenza sostanziale è che da una talea di Maranta leuconeura ‘Kerchoveana’ (variegatura da modello genetico, stabile) otterremo piante che producono un fogliame molto simile nel disegno a quello della pianta madre. Da una Monstera deliciosa ‘Albo Variegata’ (variegatura chimerica, instabile) potremmo ottenere piante con variegature fogliari molto diverse tra loro o addirittura piante con foglie totalmente verdi.

Variegatura blister

Un caso particolare di variegatura è la cosiddetta blister o vescicolare (o ancora, riflettente): è osservabile in alcune piante, soprattutto tropicali, come Peperomia argyreia (Peperomia Watermelon), Pothos pictus ‘Argyraeus’, Begonia maculata. Se osservate bene le variegature noterete che sono di un colore argentato. Questo effetto è restituito non tanto da una pigmentazione dell’intera sezione della lamina fogliare ma dalla disposizione degli strati di tessuto che compongono la foglia. In particolare lo strato superiore, non pigmentato, restituisce un colore verde dove è adeso agli strati sottostanti (in grado di produrre clorofilla, quindi verdi) ma si solleva creando una bolla d’aria in concomitanza delle macchie/strisce argentate. L’effetto che si ottiene è quello di zone argentate (un po’ glitterate se ci fate caso).

Se grattate infatti le macchie della Begonia maculata noterete che sotto il primo strato ‘argentato’ si cela una normalissima lamina fogliare verde.

Lo stesso tipo di variegatura vescicolare può esprimersi lungo le venature fogliari come in Alocasia ‘Frydek’, in Anthurium clarinervium o in Philodendron gloriosum).

Variegatura virale

Ricordate la settimana scorsa quando abbiamo parlato degli afidi? Bene, si diceva che tra i danni collaterali di questi insetti parassiti va annoverato il rischio potenziale che possano essere vettori di virus. Le virosi portano spesso le piante a subire danni irreparabili, contemplando gravi deformazioni di foglie e germogli, arresto della crescita e spesso morte.

In rari casi il virus non ha un impatto cosi pesante sulla salute della pianta ma lascia come eredità un’alterazione che si traduce in una variegatura. Da tali piante è possibile partire per selezionare individui riportanti questa caratteristica, come ad esempio in alcune cultivar di Hosta e in Lonicera japonica ‘Aureoreticulata’.

I NOMI DELLE PIANTE VARIEGATE

Spesso il nome botanico di una pianta porta con sé il carattere della variegatura. Il più delle volte una variegatura naturale, spontanea, presente in natura, è riportata nel nome della specie (ad esempio in Aloe variegata o in Pleioblastus variegatus).

Se la variegatura è stata selezionata dall’uomo è probabile ritrovarla nel nome della cultivar (ad esempio in Osmanthus heterophyllus “Variegata”

I prefissi ci danno invece indicazioni sul colore dalla variegatura: albo-variegata significa che la variegatura è di colore bianco, aureo-variegata indicherà variegature gialle.

I suffissi possono indicare le aree interessate dalle variegature: argento-marginata se i margini sono argentati, albo-striata se la foglia è provvista di variegature lineari di colore bianco.

QUANDO LE VARIEGATE TORNANO VERDI

Può capitare che una pianta variegata regredisca al colore verde. Accade in seguito a condizioni ambientali estreme di caldo o freddo, altre volte è una reazione alla scarsa illuminazione.

Sembra che in alcuni casi possa essere una contromisura di sopravvivenza, per la quale la pianta cerca di aumentare la sua capacità di fotosintetizzare. Dobbiamo ricordarci che i tessuti fogliari bianchi non sono provvisti di clorofilla e quindi sono improduttivi per la pianta che li deve mantenere utilizzando l’energia creata nelle sue parti verdi.

Se abbiamo pagato a caro prezzo la nostra pianta variegata sarà buona cosa eliminare eventuali branche della pianta che sono tornate stabilmente al colore verde, incanalando le energie sulle parti che producono lamine variegate.

Nelle ornamentali da esterno si può notare con una certa frequenza la comparsa di porzioni di chioma che non recano la variegatura, pur provenendo da genetiche stabili. Anche in questo caso è meglio provvedere alla rimozione delle parti verdi. Non spaventatevi se le cacciate partono dalla base della pianta perché sono probabilmente emesse dal portainnesto (selvatico) ma rimuovetele comunque.

CREARE PIANTE VARIEGATE

Mi è stato chiesto se è possibile creare a livello amatoriale delle piante variegate e onestamente la trovo una cosa quasi impossibile e non saprei come fare (editing genetico? CRISPR?). La cosa migliore è chiedere (ho detto ‘chiedere’, non ‘rubare’) una talea della pianta variegata all’amico o scambiarla con altri appassionati in rete.

 

COME CURARE UNA PIANTA VARIEGATA

Per quanto riguarda le piante da esterno non trovo grandi differenze nella cura da dedicare loro e procedo abitualmente come faccio con le piante verdi. Pare che possano essere più sensibili ad attacchi di insetti e funghi ma personalmente non ho mai rilevato questo fenomeno.

Le piante variegate indoor (tropicali) hanno certamente esigenze maggiori delle sorelle verdi, diversamente dalle quali non fotosintetizzano su tutta la superficie fogliare e andranno gestite con più attenzione, concimando con regolarità e monitorandole con frequenza.

Necessitano inoltre di maggiori esposizioni luminose, proprio per favorire la fotosintesi già di per se limitata dalla diffusa assenza di clorofilla, ma attenzione alla radiazione particolarmente forte che può bruciare le parti chiare della foglia. Meglio esporla alla luce del mattino o del tardo pomeriggio (soprattutto nei mesi estivi) badando però a schermarla nelle ore di picco (tarda mattinata e pomeriggio).

Non di rado mi capita di trovare necrosi e annerimenti su foglie particolarmente cariche di bianco, probabilmente è la pianta che tenta di privarsi dei tessuti ‘scrocconi’ che mangiano solo e non fanno fotosintesi.

 

E voi del #clangeorgici? Avete mai fatto una spesa folle per una pianta variegata che tanto desideravate? Io si ma con l’alibi di farne una pianta madre da taleare 😉

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