Pothos e Tradescantia: due piante da interno ricadenti e facili da curare

Utilizzare ricadenti per l’arredo a verde della casa è una scelta che premia posizioni poco spaziose verso l’alto ma generose per quanto riguarda lo spazio disponibile verso il pavimento: mensole, piccoli vani rialzati, piedistalli e quant’altro.

Le piante da interno ricadenti non sono necessariamente prerogativa di esperti pollici verdi e ci sono un paio di piante che consiglio sempre a chi vuole un ricadente facile da gestire e poco impegnativo circa le cure.

Due alleati sempre validissimi in tal senso possono essere i Pothos e le Tradescantie.

Pothos e Tradescantia come piante ricadenti in casa

Pothos e Tradescantia, infatti, hanno caratteristiche comuni che li eleggono come scelte sensate:

  • Non richiedono frequenti bagnature (in particolare la Tradescantia che è quasi una succulenta): possono essere irrigati con moderazione attendendo di avere il terreno asciutto tra una somministrazione e quella successiva. Utilizzando un terriccio di alta qualità come ONE+ ci possiamo permettere qualche bagnatura in più durante la stagione calda (soprattutto se le teniamo in esterno in questi mesi e la terra asciuga prima per via della maggiore evaporazione del terreno e traspirazione della pianta). Qualche tocco di umidità in più nel terreno, anche se non indispensabile, mi sembra che sia ben gradito in estate anche da queste piante, molto tolleranti in fatto di acqua.
  • Se Tradescantia preferisce posizioni luminose, Pothos tollera molto bene anche zone meno irraggiate della casa e lo si può spesso scegliere anche per quelle mensole un po’ alte dove di luce non ne arriva mai molta. Tengo a precisare che ‘piante tolleranti la poca luce’ stanno comunque molto meglio quando ben illuminate dal sole. L’unica precauzione è evitare i raggi diretti nelle stagioni/ore a forte insolazione. In inverno potete buttarle sotto luce diretta schermandole un poco quando avanza la primavera e così fino al termine dell’estate. Trovo sempre poco sensato dire che alcune piate vogliono luce ‘ma non diretta’ (di che momento dell’anno parliamo?). Una nota su Tradescantia: non che soffra in posizioni meno luminose ma sicuramente i toni di colore delle foglie risulteranno molto più pallidi e sbiaditi, inoltre rischiamo così di perderci i suoi bellissimi, seppur minuti, fiorellini.
  • Se sei alle prime armi e volessi misurarti anche con qualche semplice esercizio di propagazione per talea ecco che queste fanno al caso tuo: fare una talea di Pothos e di Tradescantia è molto semplice e radicano velocemente anche immerse in un bicchiere di acqua. Quindi sono ottime piante per un po’ di training sul taleaggio domestico di piante tropicali.
  • Entrambi sono declinati in numerose specie e varietà, cosa che ci permette di averne diversi e mai uguali tra loro, tutti con una particolare livrea, morfologia fogliare o caratteristica peculiare (ad esempio le variegature vescicolari del Pothos trebie delle quali abbiamo fatto cenno in questo post).

Del Pothos abbiamo parlato ampiamente qui e sulla sua robustezza fa fede il nome volgare anglosassone Devil’s Ivy o Devil’s Vine (Edera del diavolo), a testimoniare la (quasi) impossibilità di ammazzarli. Nel video di oggi ho preso come campioni rappresentativi di questi due generi una Tradescantia zebrina e un Pothos ‘Neon’: sono due piante che se ben curate crescono rigogliose e danno soddisfazioni. Entrambe esplodono all’esterno e fino ai 10°C possiamo senza problemi tenerle fuori.

Reinvasare: opzione o necessità?

Oggi in particolare mi sto dedicando al loro reinvaso: è da diversi mesi che procrastino e ora trovo tutti i limiti dettati da vasi troppo stretti. Quando succede possiamo notare:

  • Disequilibrio nella struttura del terreno che viene compresso dall’espansione delle radici
  • Conseguentemente il terreno immagazzina meno acqua e la pianta presenta spesso i sintomi della sete (a questo si somma lo stress che ne deriva)
  • In relazione alla poca disponibilità idrica si osservano difficoltà nell’assorbimento dei minerali (causa di ulteriore debolezza della pianta)
  • Idrofobia: il terreno può presentarsi resistente alla penetrazione dell’acqua (nel video il terreno della Tradescantia si è alzato a causa dell’espansione delle radici)

Alcune volte le persone sono spaventate dal fatto che ritardi nel reinvaso delle piante possano provocarne la morte: non mi è mai capitato di osservare questa conclusione estrema. Di norma la pianta è in grado di dimensionare l’apparato radicale in funzione di quel che ha a disposizione anche se alla lunga è possibile che tenti di lanciare radici ovunque o esercitare pressioni tali da rompere (in alcuni casi estremi) anche i vasi di plastica. In montagna vedo crescere piccoli abeti fra le rocce ed è fantastico ammirare come l’azione potente delle radici possa addirittura avere un ruolo nella disgregazione della roccia. I bonsai sono un altro esempio di come limitati spazi possano comunque garantire la vita della pianta seppur mantenendone ristretta la crescita.

Anche la dimensione del vaso da scegliere come nuova casa per le mie amiche richiede una scelta consapevole: vasi troppo grandi non sono un’opzione corretta. Grandi volumi di terra trattengono l’umidità in zone che non sono raggiungibili dalle radici  di una pianta appena trapiantata; aumentare gradualmente le dimensioni del vaso piuttosto che piantare nel vaso più grande disponibile all’inizio è una scelta corretta.

Qualche altro consiglio che ho trovato utile negli ultimi mesi per perfezionare la mia tecnica di reinvaso:

  • Se possibile non comprimere l’apparato radicale cercando di farlo stare a tutti i costi in un vaso che è troppo piccolo
  • Evitare di asportare terreno dalla zolla della pianta se non necessario
  • Evitare di rompere le radici se non necessario
  • In caso di presenza di radici aeree (capita spesso con Monstera deliciosa) queste possono anche essere interrate senza problemi

A volte queste piante ricatenti tendono a spogliarsi un poco, soprattutto nella parte iniziale della vegetazione (quella più prossima al terreno) oppure si sviluppano in maniera disomogenea preferendo alcune direzioni (tipicamente i lati più illuminati): possiamo approfittare del reinvaso per piazzare qualche talea nel terreno nuovo in modo da reinfoltirle. Prelevare talee dalle parti terminali dei tralci è anche utile per pareggiare la crescita della vegetazione e per stimolare nuovi germogli (come fosse una cimatura).

Amici del #clangeorgici spero che queste due piante possano far parte della vostra giungla domestica e se siete poco esperti ve le raccomando caldamente! Per ogni dubbio scrivetemi pure nei commenti.

Alla prossima e … #makethe jungle!

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