Strelitzia nicolai, la regina delle piante d’appartamento!

“Hey Seba, ti mando una foto del mio banano … non sta per niente bene e non capisco che abbia”. Potrebbe sembrare una normale domanda, fra le tantissime che ricevo quotidianamente su Instragram. Se non fosse che, aprendo la foto, lo scatto ritrae una magnifica Strelitzia nicolai e non un banano. Sorrido e spiego.

Io e la mia Strelitzia nicolai mentre ce la spassiamo outdoor

Errore grave? No. Soprattutto se siamo alle prime armi come botanici, è un’imprecisione più che perdonabile ma è bene non curare una Strelitzia come un banano. Voglio però precisare che la ‘distanza botanica’ tra i due non è poi immensa. Le rispettive famiglie, Strelitziaceae e Musaceae, appartengono allo stesso ordine, denominato Zingiberales (curiosità: vi appartiene lo Zenzero, che da il nome all’intero ordine, e le nostre amate Marantaceae).

TASSONOMIA

Prima di parlare di Strelitzia vorrei spendere due parole sui suoi parenti e indagare brevemente chi troviamo all’interno delle Strelitziaceae, piccola famiglia composta da 3 generi:

  • Strelitzia: genere che comprende 5 specie, tra cui la nostra S. nicolai
      •  S. nicolai
      • S. reginae (l’altra Strelitzia molto conosciuta, nota come ‘Uccello del paradiso’)
      • S. alba (syn. S. augusta)
      • S. caudata
      • S. juncea
  • Ravenala: comprende una sola specie
  • Phenakospermum: anch’esso rappresentato da una sola specie, molto simile alla Ravenala
      • P. guyannense (Palma del viaggiatore sudamericana)

Se vi state chiedendo il perché di questa divagazione il motivo è puramente egoistico: sono ammaliato dalla Palma del viaggiatore e quindi volevo mostrarvela con qualche pretesto.

Ravenala madagascariensis o Palma del viaggiatore

Fine dell’intervallo, torniamo a noi.

ETIMOLOGIA

Il genere Strelitzia deve il nome alla regina d’Inghilterra Carlotta Sofia, duchessa di Meclemburgo-Strelitz e moglie del re Giorgio III, grande appassionata di botanica. Probabilmente S. reginae, ampiamente importata durante il XVIII secolo in tutto l’occidente dal Sud Africa, è la vera destinataria di questo battesimo e successivamente il nome del genere permane per indicare le altre specie di Strelizia.

Strelitzia reginae, prende il nome dalla regina Carlotta di Meclemburgo-Strelitz

Se S. reginae è nota anche come “Uccello del paradiso”, per l’aspetto dei suoi magnifici fiori che richiamano la testa colorata tipica di alcuni uccelli tropicali, mentre alla S. nicolai viene dato l’epiteto di “Uccello del paradiso gigante”, anche in funzione della sua taglia arborea, tipica anche di S. alba e S. caudata (mentre S. reginae e S. juncea hanno un portamento più compatto e cespuglioso).

Particolare del fiore di S. nicolai, sono ben visibili le spate orizzontali e i sepali bianchi in contrasto con il petalo trasformato, di colore blu

 

Strelitzia reginae mostra invece un’infiorescenza più contenuta nelle dimensioni ma indubbiamente più sgargiante, tanto da farle meritare il nome volgare di Uccello del paradiso

DESCRIZIONE MORFOLOGICA

Le Strelitziaceae (così come la quasi totalità delle piante appartenenti all’ordine delle Zingiberales) sono piante perenni, erbacee, sempreverdi e rizomatose.

Il loro tronco non è un vero e proprio fusto ma la somma degli speroni lasciati dai piccioli fogliari dopo il distacco delle foglie vecchie, portate a morienza per naturale senescenza fisiologica. Questo è ben visibile anche nell’immagine della Ravenala qui sopra o osservando lo sviluppo di una pianta di Banano.

In S. nicolai si intuisce subito uno sviluppo planare della chioma, che risulta appiattita a formare un ventaglio, con i piccioli che si inseriscono in maniera alternata sull’asse principale.

Dettaglio delle inserzioni fogliari tipiche di alcune Strelitziaceae come Ravenala madagascariensis e Strelitzia nicolai, che compongono una chioma dalla geometria planare

Le foglie, che possono ricordare quelle del genere Musa (Banani), sono ampie e arrivano a misurare 1,5 metri o più, con piccioli di 2 metri, per lo più da oblunghe a lanceolate, arrotondate o cuoriformi alle basi; sono la vera attrazione di questa pianta quando fa bella mostra di sé nelle nostre case. Le lamine fogliari sono di colore grigio-verde, con un rivestimento ceroso e coriaceo.

Particolare del fiore di S. nicolai. Si noti il nettare del fiore che cola sulla spata.

Sul fiore vale la pena spendere due parole: dal punto di vista anatomico è opportuno rimandare la descrizione ad un apposito contenuto, data l’alta specializzazione delle sue parti e alcune interessanti modificazioni che esso ha evolutivamente sviluppato; dal punto di vista puramente estetico esso è molto accattivante e ricorda la cresta di alcuni uccelli tropicali, sebbene meno vistoso del fiore portato da S. reginae il quale aggiunge colori più sgargianti alle sue parti. La fioritura si origina ad intermittenza dall’ascella fogliare, con l’emissione di infiorescenze costituite da 3-5 spate di colore bluastro o bruno, con sfumature rossatre, molto grandi (40 cm circa), cerose, rigide e coriacee, generalmente orizzontali. Da ogni spata emergono poi in sequenza i fiori bianchi (lunghi 20 cm circa), con corolle che tendono al blu e a al porpora.

In natura troviamo esemplari alti fino a 12 metri benché di norma l’altezza si assesti tra 3-8 metri, con chiome ampie fino a 5 metri. In ambiente domestico raggiungono tranquillamente, con il debito tempo, i 2,5-3 metri, sfiorando i soffitti.

HABITAT

Il genere Strelitzia è originario dell’Africa australe. Le diverse specie sono diffuse sulle rive dei fiumi, nelle radure aperte e nelle boscaglie. In particolare, S. nicolai è distribuita spontaneamente nell’area compresa tra Botswana e Mozambico e scendendo fino alla costa orientale del Sud Africa (regione del KwaZulu-Natal).

CURA E COLTIVAZIONE

Non ho mai avuto grandi difficoltà nel coltivare Strelitzia nicolai. Unica nota dolente: quest’anno le ho portate all’aperto, spostandole dalla serra, all’inizio di aprile, cioé quando le temperature minime notturne parevano assestate sopra i 15-18°C. Purtroppo dopo una settimana è arrivata una gelata tardiva che ha lessato la maggior parte delle foglie: le piante ora stanno bene e hanno rifatto la vegetazione ma ho imparato la lezione e l’anno prossimo staranno in greenhouse fino a quando la minaccia del gelo non sarà matematicamente svanita.

Tolto questo aspetto, curarle con successo non richiede un grande impegno (io dico: livello di difficoltà: medio-basso) e qui di seguito i dettami per crescere una pianta grande e sana, che faccia schiattare di invidia i vostri ospiti quando entreranno in salotto e … WOW!

TEMPERATURE

La Strelitzia non ama i climi particolarmente freddi, il suo range ideale va dai 18 ai 23°C. Testi autorevoli raccomandano temperature non inferiori ai 10°C ma è noto che possano sopportare fino ai 3°C, eventualmente perdendo le foglie e rivegetando in primavera. Come mi ha insegnato l’esperienza diretta sopraccitata, S. nicolai non muore anche in caso di brevi gelate ma facciamo il possibile per non tentare troppo la sorte.

ESPOSIZIONE

Ama la luce diretta del sole e non avrete mai problemi in questo senso se terrete S. nicolai in casa, neppure in piena estate e nelle ore centrali della giornata. In inverno cercate di sovraesporla il più possibile, cercando di dare la maggior quantità di luce diretta possibile.

Se amate (come me) portare le piante tropicali in esterno durante la stagione calda, potete fornire piena luce diretta facendo però attenzione a come la pianta reagisce: se notate scottature o reazioni strane nella pianta è bene spostarla cercando di ripararla dal sole diretto nelle ore centrali e abituarla gradatamente alla condizione di piena luce. Ricordiamoci che in natura gli esemplari adulti svettano tranquillamente nel sole africano, motivo per cui è lecito pensare che questa condizione non sia dannosa per la pianta adulta (diverso il discorso per piante più giovani, con foglie più tenere e delicate).

INNAFFIATURA

La Strelizia ha bisogno di molta acqua per produrre quelle grandi foglie che ci fanno innamorare e i robusti piccioli che le issano verso l’alto. Dalla primavera all’autunno non abbiate paura di bagnarla abbondantemente lasciando sempre un poco di umidità nel terreno. Come sempre sottolineo: ‘terreno umido’ non significa ‘fradicio’ o ‘zuppo’. Do per scontato che stiate usando un terriccio di ottima (non ‘buona’ ma ‘ottima’) qualità come One o One Plus. Cercate di bagnare a pioggia anche le sue foglie in modo da simulare gli scrosci di pioggia tropicale e farla sentire a casa: le lamine fogliari beneficeranno dell’umidità apportata e resteranno pulite massimizzando l’efficienza fotosintetica. Evitate però di bagnare eventuali fiori.

Quando coltiviamo Strelitzia in casa possiamo procedere con bagnature regolari durante i mesi caldi e diminuire durante l’inverno cercando di non far mai asciugare più di tanto il terreno; una pratica comune prevede di bagnare quando la metà superiore del vaso si presenta asciutta. In estate, come prescritto per la sua cura outdoor, non facciamo mai mancare un po’ di umidità nel substrato. E’ molto importante vaporizzare le lamine fogliari con acqua piovana o priva di cloro (se possibile) in modo da garantire sempre l’umidità a cui è avvezza nelle regioni in cui è nativa.

SUBSTRATO

In natura cresce su un terreno di medio impasto e fertile. Coltivandola in vaso dobbiamo scegliere un substrato di alta qualità che permetta un drenaggio eccellente e che garantisca il giusto equililbrio tra macropori e micropori (cioè gli interstizi del terriccio rispettivamente destinati ad aria e acqua).

Vi suggerisco, in ordine di qualità crescente:

CONCIME

Nutrire correttamente la Strelitzia è fondamentale per vederla crescere in maniera imponente: la costruzione delle grandi foglie e dei robusti piccioli che le sorreggono richiede grandi quantità di acqua e di azoto. Per questo motivo trovo particolarmente efficace l’utilizzo mensile (o ogni due settimane, a dose dimezzata) di un concime liquido per piante verdi diluito nell’acqua di bagnatura. Se vi trovate meglio con un concime granulare (un po’ mi sto convertendo pure io) consiglio un poderoso (ed economico) concime a lenta cessione come questo.

Se l’utilizzo del concime non ti è familiare e cerchi una guida sull’acquisto del concime che fa per te puoi trovare qui le mie indicazioni.

Durante l’inverno è spesso consigliato sospendere le concimazioni ma se devo essere sincero non ho mai assecondato questa pratica (quando mai c’è un momento in natura durante il quale il terreno resta privo di minerali?); opto quindi per un dimezzamento delle dosi oppure della frequenza di somministrazione.

RINVASO

Si rinvasa ogni anno o ogni due, in funzione della necessità. Qui spiego come e quando reinvasare.

Dal quinto anno circa in poi, la Strelitzia nicolai non viene più spostata e si accontenta dello spazio che ha. La mia ad esempio ora vive in un vaso di 60 cm di diametro dal quale non si muoverà più.

PROPAGAZIONE

La Strelitzia si può propagare mediante semina o divisione dei cespi.

PARASSITI E MALATTIE

Il parassita che più mi è capitato di vedere su S. nicolai è la cocciniglia che, monitorando la pianta con una certa frequenza, può essere individuata e rimossa manualmente. In caso di forti attacchi si può ricorrere ad un insetticida sistemico.

2 replies on “Strelitzia nicolai, la regina delle piante d’appartamento!

  • Verdiana

    Ciao Seba!!
    Utilissimo articolo, ma d’altra parte, quale dei tuoi non lo è?
    Se sta inparando qualcosa è tutto merito tuo, ti seguo sempre su istagram e youtube, e da quando ho one plus le mie piantine son esplose 😍
    Toglimi una curiositá sulla strelitzia: io ho una Nicolai da un annetto, la tengo in casa vicina la finestra (non attaccata al vetro ovviamente)..sembra si ar bene ma le foglie si stanno arricciando sui bordi. Perchè?
    Cosa sbaglio? Troppa luce non credo, è una finestra esposta a ovest e il sole diretto lo riceve solo un paio d’ore nel tardo pomeriggio…forse poca umidità? Se sì mi consigli l’acquisto di un umidificatore?
    Grazie in anticipo!!
    Un caro saluto da Roma 😉

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    • Valentina Forgione

      Ciao Verdiana, un pochino è una tendenza abbastanza ricorrente in questa pianta, sicuramente si può vaporizzare una volta ogni due giorni la chioma per dare un po’ di umidità. Luce ne vuole tanta, quindi spesso il problema non è mai la luce troppo forte ma l’opposto e sul vaporizzatore non saprei cosa consigliare perché io non ne ho mai avuto bisogno, so che molti del Clan Georgici li usano e sicuramente evitano tante operazioni manuali di vaporizzazione 😉

      Rispondi

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