Concimi a lenta cessione: a cosa servono e come funzionano!

Il terriccio non è concime

Una delle battaglie più impegnative che combattiamo nella nostra piccola opera di divulgazione sul mondo della cura del verde riguarda il convincimento del pubblico sul fatto che i substrati (terricci) in cui coltiviamo le piante NON siano il nutrimento della pianta. Nella quasi totalità dei casi, i substrati proposti sul mercato non sono pre-concimati e offrono quindi un mero mezzo di propagazione per l’apparato radicale. Una felice e rara eccezione a ciò è costituito dal substrato top di gamma ONE+ di Florenter.

La maggior parte delle persone (non necessariamente novellini del verde) è convinta che il terriccio contenga gli elementi nutritivi necessari alla pianta per crescere e prosperare: niente di più errato. Il terriccio NON è un concime ma un mezzo idoneo al corretto sviluppo della parte ipogea (o sotterranea) delle piante: l’apparato radicale.

 

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“È di nuovo ora di concimare le mie piantine? Ah, che seccatura”

Da qui la necessità di concimare regolarmente le piante d’appartamento, i cespugli e le perenni del giardino, le balconiere e le fioriere, piante ortive e fruttifere così come il tappeto erboso (prato) del vostro giardino. I minerali contenuti nel concime forniscono i mattoncini che una pianta utilizza per creare nuovi tessuti e crescere, mantenere quelli esistenti e ‘funzionare’. Il concime è il nutrimento delle piante tanto quanto i pasti giornalieri lo sono per noi.

Ognuno programma le concimazioni con scadenze che rispecchiano abitudini e posologie indicate dalle etichette dei rispettivi prodotti ma mediamente io mi comporto più o meno così:

  • Piante da appartamento: 12 mesi all’anno, somministrazione mensile (concimi liquidi o granulari specifici per piante da interno, succulente, bonsai, orchidee, ecc)
  • Prato e cespugli da giardino: ogni due/tre mesi da marzo a ottobre con concimi minerali e poi concimazione organica o organo-minerale alla chiusura invernale.
  • Orto e frutteto: mensile

Easy se abbiamo un paio di piante in casa e un piccolo giardino. Una bella seccatura se la nostra casa sembra sempre più ad una jungla o se il giardino è piuttosto esteso. Nonostante i post-it, i promemoria di Alexa, i calendari scarabocchiati, gli alert di Outlook, non c’è verso che non me ne perda qualcuna.

Ci sta. È una rottura pazzesca.

E pensate al nostro vivaio, con migliaia di piante in coltivazione. Credetemi è un vivaio piccolo perché i grandi vivai di produzione hanno centinaia di migliaia di piante da tenere sotto controllo. E che dire di quelle serre infinite dove si producono ogni anno milioni di piante da interno, ciclamini, Stelle di Natale, viole e annuali in genere?

Quante persone ci vorrebbero solo per concimare, diciamo mensilmente, tutte queste piante? Ve lo dico io: un numero economicamente insostenibile.

 

Quindi?

In passato la florovivaistica ha somministrato i concimi alle proprie colture con diversi metodi, per lo più miscelandoli all’acqua di bagnatura, la cosiddetta ‘fertirrigazione’. Un metodo efficace ma piuttosto inefficiente, soprattutto nei sistemi di bagnatura a pioggia, dall’alto, dato che il 70-80% della soluzione (acqua + concime) somministrata non raggiunge il vaso ma cade a terra e viene dispersa. Oltre ad una perdita economica parliamo anche di un certo impatto negativo a livello ambientale dato che i fertilizzanti rischiano di finire in falda e comunque nell’ambiente naturale.

Altre soluzioni, tuttora adottate, potevano prevedere l’applicazione periodica del concime sulla superficie del terreno in vaso (concimazione di copertura) o miscelarlo nel substrato prima di utilizzarlo per invasare le piante (per incorporazione). Ma questo non risolveva il problema di un’azione limitata del fertilizzante.

 

La svolta

Nella seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso nascono da questa esigenza i primi concimi a cessione controllata, ovvero fertilizzanti racchiusi in granuli sferoidali in grado di cedere i nutrienti verso l’esterno in maniera graduale. Il marchio più celebre e blasonato (e che io sappia anche il primo in assoluto ad essere stato brevettato e commercializzato) è Osmocote® dell’azienda Scotts.

Questo cambia tutto: ora i vivaisti possono somministrare alle colture i fertilizzanti a cessione controllata anche una o due volte all’anno, alla primavera e magari all’autunno. Con prodotti che cedono per 6-9 mesi gli elementi minerali è addirittura possibile concimare il terriccio in fase iniziale di coltivazione e portare avanti le colture fino alla fine della stagione autunnale. Non ci sono perdite (se non irrisorie) di prodotto e l’ambiente è salvaguardato tanto quanto il portafoglio.

 

50 anni dopo…

Oggi l’utilizzo di concimi a cessione controllata è un must nella quasi totalità delle coltivazioni florovivaistiche professionali, per gli ovvi motivi fin qua esposti. Certamente non si tratta di prodotti economici ma il risparmio di tempo e manodopera uniti all’alta efficacia ed efficienza di questi prodotti tecnici ne giustificano abbondantemente il costo.

Negli ultimi anni tali tecnologie sono state rese disponibili anche al settore hobbistico, con prezzi assolutamente contenuti a fronte di durate magari un po’ più ridotte (tipicamente tre o quattro mesi). E capite che dover passare da 10-12 concimazioni a 3-4 applicazioni all’anno è un bel sogno che si avvera anche per noi georgici che magari tra casa e giardino non abbiamo proprio ‘poche’ piante a cui badare.

I concimi a lenta cessione che sono solito utilizzare e che propongo a chi, come me, voglia limitare al minimo i tediosi quanto necessari interventi di fertilizzazione delle piante, sono i seguenti:

  1. Per piante da giardino e tappeto erboso
  2. Per piante e cespugli da fiore (sia da interno che da esterno)
  3. Per piante verdi da appartamento o per cespugli non da fiore da esterno
  4. Universale per prato e aiuole in formato da 35 Kg

‘Lenta cessione’ o ‘cessione controllata’?

Volendo essere pignoli questi termini non sono sinonimi:

  1. I concimi a ‘lenta-cessione’ fanno di solito riferimento a prodotti di matrice organica. Per chi sta seguendo il nostro corso su YouTube le Georgiche University sarà già abbastanza noto che un materiale organico (letame, umido domestico, foglie secche, ecc) non sia qualcosa che una radice può mangiare. Perché una foglia secca diventi cibo assorbibile da una pianta occorre che si inneschi un processo di progressiva decomposizione ad opera di agenti ambientali e biotici (lombrichi, insetti, microrganismi decompositori) che trasforma questa sostanza organica in sostanza minerale: il processo di mineralizzazione, appunto. Tale processo è progressivo e impiega del tempo ( un rametto di legno impiega anche qualche anno a mineralizzarsi completamente) facendo così della sostanza organica un naturale concime a ‘lenta cessione’. I concimi a ‘lenta cessione’ sono perciò di due tipi:
  2. Prodotti organici naturali: letame, urea, sangue secco, cornunghia, leonardite.
  3. Prodotti organici di sintesi: le molecole organiche non sono di origine naturale ma vengono ‘progettate’ e sintetizzate in modo da solubilizzarsi e mineralizzarsi con le tempistiche volute. Sono poco conosciuti e ora non ritengo interessante scendere nel dettaglio; tra i più noti comunque cito: MagAmp (Fosfato ammonico di magnesio) e IBDU (isobutylidene-diurea)
  4. I concimi a ‘cessione controllata’ sono invece quelli dei quali abbiamo parlato fin qua e nelle prossime righe cercheremo di illustrarne al meglio la tecnologia di funzionamento.

Su tutti questi prodotti sarete in grado di leggere in etichetta i tempi di rilascio del fertilizzante oltre che la sua composizione (o meglio: il suo ‘titolo’ in elementi): di norma non mancano i macroelementi N-P-K, cioè azoto, fosoforo e potassio, spesso accompagnati da una serie di microelementi quali ferro, calcio, magnesio, manganese, molibdeno, zinco, zolfo, eccetera.

Tecnologia dei concimi a cessione controllata

I concimi a cessione controllata sono fertilizzanti (normalmente in uno stato di polvere compressa) incapsulati all’interno di una membrana. In questa membrana risiede la vera tecnologia, difesa a colpi di brevetti, che regola la fuoriuscita dei nutrienti nei tempi e nelle dosi desiderate.

Queste membrane sono costituite da materiali diversi, tra i più utilizzati: resine, cere, zolfo, polimeri come il polietilene, latex.

Le tecnologie di rilascio sono diverse all’interno della gamma di prodotti che offre il mercato e decine di aziende produttrici di fertilizzanti hanno sviluppato proprie soluzioni (spesso più di una). Trovo abbastanza rappresentativo portare l’esempio di Osmocote® che può aiutarci a capire quali siano i meccanismi che innescano il rilascio dei fertilizzanti.

Se scavate nella vostra memoria scolastica sono certo che tutti abbiate più o meno familiarità con il principio fisico dell’osmosi: tale fenomeno spiega come i solventi (nel nostro caso l’acqua) tendano a muoversi verso soluzioni ad alta concentrazione passando attraverso una membrana semipermeabile. I granuli di fertilizzante sono avvolti da una membrana organica semipermeabile composta da una resina ottenuta da olii vegetali; tale rivestimento è permeabile all’acqua. All’interno del granulo vi è una grande concentrazione di sali minerali (il nostro fertilizzante) e l’acqua presente nel terreno e nell’atmosfera (in forma liquida o di vapore) passa attraverso la membrana del granulo per entrare e discioglierli. L’acqua continua ad entrare nel granulo all’interno del quale la pressione si alza: la soluzione di acqua e minerali viene perciò spinta verso l’esterno, fornendo come volevamo i nutrienti alle nostre piante. Mese dopo mese la membrana che costituisce l’involucro si degrada e si decompone nel terreno terminando così la sua funzione regolatrice nel  periodo previsto.

Queste tecnologie sono in costante evoluzione e seguono le esigenze dei cicli produttivi. Vi faccio un esempio: normalmente le rose a cespuglio che coltivo in vivaio arrivano innestate a radice nuda a dicembre, momento in cui le invaso. Utilizzo un terriccio di coltivazione con l’aggiunta di concime a cessione controllata in modo da non dovermi poi preoccupare di concimare le rose in primavera. Il problema è che queste piante se ne staranno a riposo vegetativo fino alla fine di marzo e tutto il concime ceduto fino ad allora andrà perso. Al fine di incontrare esigenze come questa sono state sviluppate tecnologie come DCT (Dual Coating Technology, o Tecnologia del Doppio Avvolgimento) di ICL che prevedono un secondo rivestimento del grano di Osmocote®. Questo secondo rivestimento impiega circa due mesi a degradarsi completamente attivando la cessione del fertilizzante con un ritardo programmato: tornando al nostro esempio, solo a marzo il concime inizierà a fuoriuscire verso il terreno permettendoci di intercettare correttamente le richieste di nutrienti delle nostre rose al momento giusto (e senza sprechi).

 

Fattori che influenzano il rilascio del fertilizzante

Il tempo di rilascio del concime viene sempre indicato in etichetta (es. 6 mesi) ed è spesso misurato per motivi di praticità in laboratorio, in condizioni standard. Nell’utilizzo in campo tali condizioni possono discostarsi da quelle di laboratorio determinando scostamenti, seppur leggeri, dalle tempistiche indicate.

Ad influenzare i tempi di cessione sono parametri di progetto quali:

  • spessore della membrana: maggiore è questo valore e maggiore sarà il tempo di cessione
  • durezza della membrana: il tempo di rilascio aumenta proporzionalmente con la durezza del rivestimento
  • imperfezioni della membrana: possono determinare rotture della superficie dell’involucro determinando rilasci improvvisi e puntuali di fertilizzante.

Più interessante è notare l’influenza sulle tempistiche di cessione da parte dei meno prevedibili (ma fortemente impattanti) fattori ambientali:

  • Umidità: per come abbiamo visto funzionare questo tipo di tecnologie è lecito supporre che sia il fattore principale da considerare. Fintanto che il prodotto è conservato in luogo asciutto il granulo non si attiva. Una volta incorporato nel terreno invece, il rilascio è maggiore quanto più alta è l’umidita.
  • Temperatura: alcune prove sperimentali a 37°C hanno rilevato cessioni maggiori del 60% rispetto al rilascio dello stesso prodotto a temperatura di 27°C; al crescere della temperatura si ha quindi un rilascio più rapido. Molte soluzioni commerciali bloccano il processo di rilascio sotto gli 0°C.
  • pH: l’acidità del substrato ha un effetto di stimolo sulla cessione del fertilizzante, di conseguenza pH e tempo di rilascio sono inversamente correlati (minore è il pH, maggiore è la cessione)
  • Attività microbica: ha un impatto limitato sui concimi a cessione controllata (mentre impatta molto sui concimi a lenta cessione) ma è bene sottolineare che può essere correlata in maniera diretta con il rilascio degli elementi.

Conclusioni

I concimi a cessione controllata (spesso impropriamente chiamati ‘lenta cessione’) hanno rivoluzionato la tecnica florovivaistica e oggi la loro tecnologia è resa disponibile a costo ridotto anche al coltivatore hobbista. Possono essere impiegati su cespugli e piante da esterno, tappeto erboso, balconi, piante da appartamento, orto e frutteto.

Questi concimi sono studiati e progettati per avere una durata nel tempo molto più lunga rispetto al fertilizzante minerale ordinario: il rilascio dei nutrienti è controllato e dilazionato uniformemente in un tempo di rilascio dichiarato (valori rilasciati di nutrienti ad una determinata temperatura).

In poche parole: un concime ordinario ha un effetto molto alto appena somministrato per poi esaurirsi velocemente, tanto che si rende necessario ripetere il trattamento svariate volte. Il concime a cessione controllata invece è strutturato per essere efficiente, rilasciando i nutrienti in base ai bisogni della pianta, seguendo quindi la sua crescita e protraendosi quindi in efficacia anche per diversi mesi.

Queste soluzioni presentano diversi vantaggi:

  • semplicità d’uso e possibilità di fare meno applicazioni: la tecnologia permette di agire in modo mirato sulla pianta fino anche per 8-9 mesi.
  • utilizzando meno materiale si ha quindi anche un vantaggio ambientale non da poco: meno confezioni e imballaggi, meno dispersione di fertilizzanti nelle acque di bagnatura.
  • le piante cresceranno in modo più uniforme e avranno rese migliori, potendo sempre contare sul nutrimento necessario al momento giusto.

 

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