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Piante da frutto, da orto, aromatiche
Sommario

 

Clan Georgici ben ritrovati anche questa settimana nei Vivai le Georgiche! Oggi voglio parlarvi di un piccolo traguardo che ho raggiunto (involontariamente e inaspettatamente) nella serra delle piante da frutto tropicali. Durante il mio consueto giro di ispezione, nascosto tra il fogliame, ecco un bel frutto di Avocado in maturazione!

Una bella sorpresa!

Non è così semplice ottenere un frutto di Avocado nei climi temperati a inverno freddo della mia zona (pianura della bassa bresciana) e certamente la coltivazione in serra ha dato una mano. Ma ci sono diversi fattori che determinano la fruttificazione dell’Avocado: il tema è complesso e documentato da una folta letteratura in merito, con osservazioni e prove condotte in ogni parte del globo. Ancora oggi il fenomeno è oggetto di studio ma sono evidenti alcune ineluttabili circostanze che favoriscono e promuovono il raggiungimento della fruttificazione di questa interessante pianta tropicale.

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Premessa necessaria: l’intento di questo articolo non è quello di aiutarvi ad avviare una coltivazione da reddito di Avocado ma vuole essere una guida per quanti desiderano capire come ottenere il frutto a livello amatoriale da qualche pianta coltivata in ambito privato, per passione.

Vediamo insieme di capire come portare a frutto le nostre piante di Avocado.

Frutto e infiorescenza dell’Avocado

INDICE

  • Cenni generali sulla pianta di Avocado
  • Quanto ci mette a fruttificare l’Avocado
  • Cultivar di Avocado di Gruppo A e di Gruppo B
  • Ruolo dell’impollinazione incrociata
  • Distanza tra esemplari di gruppo opposto
  • Riconoscere la varietà di Avocado

LA PIANTA DELL’AVOCADO

L’avocado è un albero da frutto che appartiene alla famiglia botanica delle Lauraceae. Il suo nome scientifico è Persea americana Mill. In natura raggiunge anche i 20 metri ma si assesta normalmente intorno ai 10 metri di altezza; nelle coltivazioni troveremo invece piante di dimensioni molto più contenute, al fine di agevolare la raccolta della frutta. Il frutto è la parte edibile della pianta e consiste in una drupa piriforme, più o meno pronunciata a seconda della varietà considerata. Anche la buccia può variare ed essere più o meno spessa e rugosa. La polpa è burrosa e di colore giallo-verde ma, come sopra, queste caratteristiche variano leggermente tra le diverse cultivar. Tratto comune è la presenza di un grosso seme centrale di 4-5 cm. di diametro che abbiamo utilizzato numerose volte per destreggiarci nella nostra #avocadochallenge, facendolo germinare in un bicchiere d’acqua. Un esperimento molto divertente e istruttivo che, grazie alla dimensione importante del seme, ci permette di osservare da vicino le fasi della germinazione.

(Se ti sei perso l’ #avocadochallenge seguimi su Instagram, mi trovi come @legeorgiche)

L’uomo consuma il frutto dell’Avocado da tempi molto lontani come dimostrano evidenze archeologiche rinvenute in Messico e databili al 10.000 a.C. Le prime coltivazioni si riscontrano invece dal 8.000 a.C.

La pianta di Avocado è originaria di un’ampia zona riferibile all’America centrale ed è in questi paesi che è concentrata la maggior parte della produzione mondiale di frutta. A paesi quali il Messico, la Repubblica Domenicana, la Colombia, il Perù e il Brasile, si affiancano anche stati asiatici e africani, quali Indonesia e Kenya.

In Italia, la coltivazione dell’Avocado è approdata in tempi relativamente recenti, complice un innalzamento medio delle temperature, con l’introduzione della coltura in zone della Sicilia, della Calabria e della Sardegna. Particolare attenzione hanno avuto nel nostro Paese le cultivar Hass, Reed, Fuerte e Bacon.

QUANDO INIZIA A FRUTTIFICARE L’ALBERO DI AVOCADO

La produzione del frutto da parte dell’Avocado dipende da alcuni fattori ed è un meccanismo piuttosto complesso con interessanti risvolti.

  1. Metodo di propagazione della pianta di Avocado

Il primo fattore che determina a che età la pianta di Avocado può fruttificare è il metodo di propagazione.

  • Per piante innestate (come quelle in vendita nel nostro vivaio) possono volerci dai 2 ai 4 anni.
  • Per piante nate da seme (come quelle che abbiamo fatto crescere durante la #avocadochallenge) possono volerci anche 10-14 anni. Questo dato è incerto e ho ritrovato pareri discordanti ma è bene segnalare che stime più ottimistiche danno prospettive migliori, di 5-7 anni.
  1. Impollinazione entomofila

Altro fattore importante è relativo all’impollinazione, prettamente entomofila ovvero ad opera di insetti impollinatori (cosiddetti ‘pronubi’) quali api, bombi, farfalle, ecc. Il vento gioca invece un ruolo molto marginale nell’impollinazione che si può dire non ‘anemofila’. Ricordo a tutti che senza l’avvenuta impollinazione non ci sarà quel processo di fecondazione degli ovuli e il conseguente ingrossamento dell’ovario (allegagione) che porta alla formazione del frutto. Questo vale per l’Avocado come per tutte le piante a fiore (Angiosperme).

L’impollinazione dell’Avocado, indispensabile alla fruttificazione, è entomofila
  1. Temperature

Ci sono poi altri parametri ambientali molto sottili, come le temperature, che hanno una forte ruolo nella maturazione degli organi sessuali del fiore. Le temperature hanno una loro influenza sia per quanto riguarda l’andamento durante le stagioni dell’anno, sia circa il range entro cui si assestano nei giorni favorevoli all’impollinazione. Certe volte, ad impollinazione avvenuta, può essere che il processo si arresti nel mezzo a causa di un abbassamento delle stesse (interruzione nella discesa del tubetto pollinico). Intorno al fattore temperatura il discorso è piuttosto complesso e dipende molto anche dalla zona del mondo nella quale ci troviamo ma soprattutto varia a seconda della cultivar di Avocado che prendiamo in esame. Sul web c’è un’ampia letteratura in proposito per chi volesse approfondire e ne è un esempio questo articolo.

Non voglio addentrarmi troppo nello specifico ma è chiaro che temperature troppo basse o troppo elevate possono inficiare la buona riuscita dell’impollinazione e della conseguente fruttificazione.

I fiori dell’Avocado sono riuniti in pannicoli terminali
  1. Dicogamia

È forse questo il tratto più interessante nel processo di impollinazione dell’Avocado. Partiamo dal fatto che i fiori, riuniti in infiorescenze a pannicolo terminale, sono ermafroditi e su ognuno di essi coesistono quindi sia le parti maschili (stami, provvisti di polline), sia quelle femminili (pistilli, contenenti gli ovuli a livello dell’ovario). Nulla impedisce di fatto alla pianta di essere autofertile, fecondando i propri ovuli con il polline derivante dalle parti maschili dei propri fiori. Nell’Avocado però le parti maschili e femminili del fiore maturano con tempistiche differenti: in particolare maturano prima gli organi femminili e poi quelli maschili. In questi casi (come visto in Aristolochia gigantea) si parla di protoginia (letteralmente: “prima la femmina”) mentre quando accade l’opposto si parla di protoandria (“prima il maschio”).

Il fiore dell’Avocado è ermafrodita e vi troviamo quindi stami e pistilli in compresenza

Questo disallineamento impedisce fortemente l’autofecondazione su una stessa pianta di Avocado secondo quel fenomeno descritto come dicogamia sincrona: quando i pistilli sono ricettivi al polline, quest’ultimo non è maturo e, viceversa, quando le parti maschili sarebbero in grado di fecondare, le parti femminili del fiore non sono più vitali.

La dicogamia non è un difetto evolutivo. All’opposto, è uno stratagemma che alcune piante adottano per favorire l’impollinazione incrociata, impedendo una sorta di fecondazione incestuosa: dovrà essere un altro individuo a fecondare il fiore, permettendo alla genetica della pianta di acquisire nuovi caratteri, potenzialmente migliorativi, arricchendo il proprio patrimonio genetico.

GRUPPI DI CULTIVAR DI AVOCADO

Ci sono numerose varietà e cultivar di Avocado. Queste due parole, semplificando, indicano delle ‘sottospecie’ della stessa pianta originatesi naturalmente (varietà) o per mano della selezione umana (cultivar). Esse sono inquadrate principalmente in due gruppi distinti, di seguito ne elenco buona parte:

CULTIVAR DI AVOCADO DEL GRUPPO A

  • Hass
  • Gwen
  • Pinkerton
  • Reed
  • Lamb Hass
  • Carmen Hass
  • Mexicola Grande
  • Stewart
  • Holiday
  • Pryor (Fantastic)
  • Opal (Lila)

CULTIVAR DI AVOCADO DEL GRUPPO B

  • Fuerte
  • Bacon
  • Ettinger
  • Zutano
  • Sir Prize
  • Walter Hole
  • Joey
  • Sharwil
  • Winter Mexican
  • Brogdon
  • Wilma (Brazos Belle)

 

Le varietà del gruppo A portano fiori con organi femminili recettivi nel mattino del primo giorno di fioritura e maturano il polline nel pomeriggio del secondo giorno.

Le varietà del gruppo B portano fiori con organi femminili recettivi nel pomeriggio del primo giorno di fioritura e maturano il polline nel mattino del secondo giorno.

La tabella seguente schematizza quanto sopra esposto.

 

Risulta evidente che per favorire l’impollinazione incrociata non sia sufficiente affiancare due esemplari della stessa cultivar e nemmeno di due cultivar diverse se appartenenti allo stesso gruppo. Ci troveremmo con due piante che hanno pistilli recettivi in un dato momento e polline fertile in un altro, rendendo così molto difficile la fecondazione.

È invece utile affiancare due esemplari di cultivar appartenenti a due gruppi diversi. Un’accoppiata diffusa è quella tra Hass e Fuerte: quando Haas è al mattino del primo giorno di fioritura i suoi pistilli sono pronti e lo è anche il polline di Fuerte che si trova al secondo giorno di fioritura.

Allo stesso modo: Fuerte al pomeriggio del primo giorno di fioritura potrà essere impollinato da un Hass al secondo giorno, provvisto di un polline maturo e compatibile con i pistilli recettivi di Fuerte.

È INDISPENSABILE L’IMPOLLINAZIONE INCROCIATA?

Come detto in precedenza: la pianta di Avocado è potenzialmente autofertile ma il rischio che la fecondazione non avvenga su uno stesso individuo è piuttosto alta. Lo è in minore misura su varietà come Hass, una delle più portate all’autoimpollinazione, sulla quale alcuni studi hanno comunque rivelato incrementi consistenti delle produzioni di frutta (+50%) laddove associati a varietà di gruppo opposto.

La varietà Pinkerton (quella che mi ha fatto un frutto qui in vivaio) è invece meno incline a fruttificare senza un esemplare di gruppo opposto. Qui la fruttificazione è stata favorita dalla compresenza in vivaio di altre varietà appartenenti al gruppo B.

QUANTO DEVONO ESSERE DISTANTI LE PIANTE DI GRUPPO DIVERSO PER FAVORIRE L’IMPOLLINAZIONE?

Il range ideale è ovviamente ristretto, diciamo 8-10 metri. In realtà il tutto dipende da quanta strada sono in grado di percorrere le nostre amiche api e insetti affini: talvolta è sufficiente avere piante di gruppo opposto anche nell’immediato circondario, nel quartiere o negli isolati limitrofi. Maggiore è la distanza è minore è la probabilità di impollinazione incrociata.

Mediamente è bene che le piante stiano all’interno dello stesso giardino o nelle aree verdi adiacenti.

COME POSSO CONOSCERE LA VARIETA’ DEL MIO AVOCADO NATO DA SEME?

Quindi identificare la varietà del proprio Avocado è piuttosto importante se vorremo vederlo fare frutto. Se siamo partiti dal seme sarebbe comodo poter aver trovato il nome della varietà sulla confezione del frutto acquistato oppure possiamo chiedere al venditore se ce la può indicare. Laddove non sia possibile c’è un ulteriore tentativo da fare ed è confrontare la morfologia del frutto: colore, spessore e rugosità della buccia e forma del frutto ci possono aiutare a identificarlo. Per confrontare il frutto dal quale preleverete il seme potete usare il sito di Sicilia Avocado dove trovate le immagini delle varietà più utilizzate nel mercato italiano e che con elevata probabilità stanno sulla vostra tavola.

La stragrande maggioranza degli Avocado che mangiamo appartiene alla varietà Hass, preferita a livello commerciale non tanto per il suo sapore (comunque eccellente, come quello di tante altre cultivar) ma per la sua buccia spessa e coriacea, caratteristicamente molto rugosa, che protegge meglio il frutto durante i transiti commerciali, proteggendolo meglio da urti e periodi prolungati di trasporto.

Oggi chiudo qua ma tornerò presto sull’argomento perché mi piacerebbe darvi anche qualche informazione sulle temperature minime che queste piante ci concedono: alcune cultivar sono particolarmente resistenti e si adattano bene anche a climi meno miti.

Restate sintonizzati e non perdetevi l’appuntamento della prossima settimana!

Make the Jungle!

Sebastiano

 

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