Dendrocronologia, cosa ci può raccontare un albero?

Scopri tutti i nostri alberi!

Gli anni degli alberi si possono sapere contando i cerchi all’interno del loro tronco.

Non vi abbiamo svelato un gran mistero vero? Tutti sappiamo che funziona così.

Ogni anno corrisponde ad un cerchio, poi insomma, uno più uno più uno e sappiamo da quanto l’albero è in vita. Ma aspettate un attimo, sarà davvero tutto qua?

Decisamente no. Come all’interno degli anni della nostra vita possiamo trovare tutte le tracce di ciò che abbiamo vissuto, anche per gli alberi è così.

Dentro ai cerchi si può leggere molto di più dell’età, si può capire come l’albero ha vissuto, quali climi ha dovuto superare. Insomma, una serie di vicende che ci portano ad avere una cronologia molto più accurata.

Il sistema che porta alla luce questo studio si chiama “dendrocronologia” e oggi andremo a vederlo un po’ più da vicino!

 

DENDROCRONOLOGIA

Iniziamo subito dal nome.

“Dendrocronologia” non è sicuramente un termine semplice e sembra racchiudere un sacco di nozioni estremamente complesse. Tranquilli però, noi andremo ad esplorare il cuore dell’argomento, in modo da conoscerlo meglio ma senza perderci in tutti i dettagli.

La parola “dendrocronologia” deriva dal greco “dendron” cioè “albero”, “crono” che si riferisce a “tempo” e “logia”, “studio”. Così ha già più senso e subito ci mette in chiaro qual è il suo scopo principale: studiare lo scorrere del tempo di un albero. La dendrocronologia è infatti un sistema di datazione.

Questo sistema fu elaborato nel 1906 da Adrew Ellicott Douglass ma in realtà il primo ad osservare ed intuire il funzionamento degli anelli degli alberi fu il nostro genio nazionale: Leonardo da Vinci.

La dendrocronologia non trova applicazione unicamente in campo botanico, viene anche usata in altri settori, come, ad esempio, l’archeologia. Durante i primi anni del Novecento fu utilizzata per ricerche sulle attività solari relative al clima del pianeta e, anni dopo, per analizzare l’importanza del fuoco negli ecosistemi nordamericani.

 

DENDROCRONOLOGIA NEGLI ALBERI

Prima abbiamo sottolineato che questo sistema non riguarda solamente gli anni vissuti dall’albero. Ma cos’altro? Innanzi tutto ci dà riferimenti piuttosto specifici sull’umidità e il calore di un determinato periodo.

Un anello più spesso indica un’annata prospera e vissuta in condizioni favorevoli (precipitazioni abbondanti, temperature ottimali), infatti in questo caso la produzione di cellule sarà maggiore e l’anello più esteso. Al contrario, un anello sottilissimo o anomalo, indica un anno non altrettanto positivo, segnato da stress da parte dell’albero. Di conseguenza, studiando questi anelli e mettendoli in relazione con altri alberi della medesima zona, è possibile intuire l’andamento climatico di un determinato periodo.

Basandosi su questa tecnica, Douglass, riuscì a delineare l’andamento dell’attività solare e delle variazioni meteorologiche risalendo a circa 2000 anni prima. Questo incredibile studio è stato poi portato avanti in tempi più recenti, riuscendo ad andare indietro fino ad 8000 anni.

Sempre in relazione agli alberi gli anelli possono indicarci se questa cresceva inclinata (in questo caso gli anelli saranno più spessi da un lato e meno dall’altro). Ci aiuta anche a capire di che tipo di albero stiamo parlando, infatti nelle Gimnosperme la parte più spessa dell’albero è rivolta verso il basso, mentre nelle Dicotileni verso l’alto.

Inoltre, in alcune specie, vi è una differenza di colore che si suddivide in:

  • Durame
    • Gradazione di colore più scura per via di alcune sostanze prodotte dalla pianta che hanno il compito di difendere l’albero da funghi e batteri.
  • Alburno
    • Anelli più esterni contraddistinti da un colore più chiaro.

Questa differenza cromatica si nota soprattutto in alberi molto longevi.

 

ANELLI DI ACCRESCIMENTO

L’aumento delle dimensioni di un albero si verifica sia in altezza che in larghezza ed è contrassegnato dalla produzione di nuovo legno che, in base al periodo di formazione, prende un colore ben definito. Il legno più chiaro è quello formatosi durante i mesi primaverili mentre quello più scuro indica i periodi autunnali. Con l’arrivo dell’inverno la produzione di nuove cellule si interromperà e al riprendere della primavera si delineerà l’anello dato dal contrasto fra il legno scuro precedente e il nuovo legno chiaro.

La struttura dell’albero  si compone in vari livelli che sono:

  1. Corteccia
  2. Libro
  3. Cambio
  4. Alburno
  5. Duramen
  6. Midollo

Questa suddivisione può aiutarci a capire meglio come lavora l’albero. Vediamo meglio cosa succede nelle varie parti.

La corteccia è la parte che tutti noi conosciamo, il lato più esterno dell’albero ed è anche il primo anello. In realtà non è una parte vitale dell’albero e ha il solo scopo di difenderlo dal clima e dagli attacchi dei parassiti.

Subito sotto alla corteccia si trova il libro, anche conosciuto come floema. È molto sottile e ha il compito di limitare l’umidità che proviene da fuori. All’interno del libro scorre la linfa che scende dalle foglie.

All’interno del cambio invece troviamo la zona dove si crea il nuovo legno. È proprio questo il punto dove nascono i nuovi anelli. Ogni anno le nuove fibre si sviluppano creando l’alburno o il libro.

L’alburno (o xilema) lo abbiamo già visto prima. È formato da cellule vegetali fra cui viaggia la linfa grezza, cioè quella che sale dalle radici verso le foglie. Questa funzione però non viene mantenuta a lungo, in quanto al suo interno si creano delle bolle d’aria che impediscono il regolare passaggio della linfa. Per questo motivo solo gli strati più giovani portano avanti il processo mentre le parti più vecchie vengono assorbite dal durame.

Il durame è conosciuto anche come “cuore del legno” ed è paragonabile allo scheletro del corpo umano. Infatti essendo la parte più spessa e resistente del tronco, ha il compito di tenere la pianta dritta. Inoltre è anche l’unico legno utilizzabile nell’industria, essendo più resistente, duro e compatto.

Sapevate che dietro alla corteccia si nascondesse tanto lavoro?

 

LE INSIDIE

Eh sì, da quanto detto sembrerebbe che datare una pianta sia piuttosto semplice: basta contare gli anelli, no? No.

Spesso si tende a pensare che l’anello più vecchio sia l’esterno, invece così non è. L’anello che per primo si forma è proprio quello che risiede al centro del tronco. Poi, col passare degli anni, dalla corteccia di formano nuovi cerchi, andando a comprimere quelli già esistenti. Per questo motivo alcuni anni saranno difficili da contare, in quanto la pressione avrà reso gli anelli più datati molto sottili.

Esistono anche i falsi anelli. Un falso anello si verifica nel caso in cui l’albero viva un fortissimo stress (attacco da parte di parassiti, siccità prolungata), perda le sue foglie prima del tempo e in seguito rimetta nuovi germogli con nuove foglie. Questo porta a contare in un solo anno lo scorrere di due anni, in quanto la pianta ha portato a termine un suo ciclo completo. Questi anelli nell’aspetto sono completamente simili agli altri ed è possibile distinguerli unicamente attraverso la cross-datazione.

Allo stesso modo alcuni anelli possono mancare o essere incompleti. Saranno mancanti sempre a causa di forti stress che portano l’albero a non portare a termine il suo ciclo. Mentre nel caso di importanti lesioni al meristema (tessuto vegetale le cui cellule mantengono la capacità di creare cellule nuove) gli anelli saranno incompleti.

 

AREE DI INTERESSE

Come vi avevamo accennato la dendrocronologia ha molte aree di interesse e questo aiuta a far capire l’importanza di questo metodo di datazione.
In generale la dendrocronologia è presente nei seguenti campi:

  • Dendroclimatologia
    • Ricostruzione della temperatura durante ere passate. Ha efficacia fino a 1000 anni dalla data presente.
  • Archeologia
    • Datazione dei reperti archeologici;
    • Possibilità di calibrare le datazioni avute col radiocarbonio, la quale permette di correggere gli errori derivanti dal Carbonio 14 nell’atmosfera. Errori causati dal fatto che la concentrazione di Carbonio 14 non è stata costante nel tempo, bensì ha variato la sua densità a seconda dell’attività solare.
  • Diagnostica artistica
    • Permette di risalire alla datazione dei supporti dei quadri realizzati in legno, in questo modo è possibile intuire il periodo storico durante il quale l’opera è stata realizzata.

 

LA DENDROCRONOLOGIA E LEONARDO DA VINCI

Questo è il secondo articolo che abbiamo pensato come tributo al cinquecentesimo di Leonardo da Vinci. All’inizio lo abbiamo detto: lui fu il primo ad osservare la relazione fra gli anelli degli alberi, le precipitazioni atmosferiche e gli anni di vita.

Per intuire il salto temporale basti pensare che Douglass arrivò ad utilizzare questa datazione nel 1906, mentre l’intuizione di da Vinci arrivò nel XV secolo. Il divario di conoscenze fra le due epoche è immenso e non fa altro che sottolineare l’intelletto fuori dal comune di un personaggio storico che ha dato prova di sé già innumerevoli volte.

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