Come si innaffia una pianta?



Dare l’acqua alle piante è un argomento che può risultare insolitamente spinoso.

Ci sono “i tecnici”, amanti del verde che per ogni pianta sanno esattamente la dose d’acqua consigliata e seguono scrupolosamente le indicazioni.

Ci sono i “a sentimento”, secondo i quali “La pianta mi sembra un po’ giù di tono, ma sì, avrà bisogno d’acqua”.

O ancora troviamo “le coppie”, che

hai dato tu da bere alla begonia?

A cosa?

Alla begonia, la pianta in salotto!

Può essere

E quel “può essere” comporta l’apertura di strade piene di dubbio che portano o negano acqua, in base alla fortuna della pianta. E al livello di fiducia del rispettivo partner.

Oppure, al quarto angolo del ring, possiamo individuare anche “l’apprensivo”. Colui che vive nel terrore di trasformare la terra delle sue amatissime piante nella sabbia del Sahara, e allora, neanche fossero seriamente esposte al sole torrido di  un deserto, ogni giorno, a prescindere da tutto, da loro acqua come fosse la stagione delle piogge.

Non sappiamo a che genere tu appartenga, ma abbiamo dei consigli che sicuramente ti potranno tornare utili, perché ammettilo, anche tu ti sei trovato, almeno una volta, davanti al dilemma “avrà sete?”.

Da oggi basta remore, ti daremo delle dritte per leggere i bisogni della tua pianta che ti salveranno (e, soprattutto, LA salveranno) davanti al dubbio.

 

PERCHÉ DARE DA BERE ALLE PIANTE?

Eh sì. Insomma, sappiamo tutti che è necessario per farle sopravvivere, ma per quale motivo? A cosa serve realmente l’acqua ad una pianta?

I motivi sono tanti, ma ecco qua i 4 più rilevanti:

  1. L’acqua è un costituente della pianta, ciò significa che è necessaria per sostenere i suoi tessuti e le cellule.
  2. Discioglie i sali minerali presenti nel terreno, trasformandoli in nutrienti. Rendendo le sostanze liquide, le radici riescono ad assorbirle, cosa altrimenti impossibile se si trovassero ancora allo stato solido.
  3. L’acqua è uno degli ingredienti della fotosintesi, quindi serve alle piante per sintetizzare l’energia.
  4. Ha una fondamentale funzione di termoregolazione, ed è esattamente come il sudore nell’uomo. La pianta, traspirando dalle foglie, in particolare dagli stomi (aperture sulle foglie che fungono un po’ come delle valvole), fa fuoriuscire l’acqua e abbassa la sua temperatura.

Abbiamo quindi capito come l’acqua sia alla base della sopravvivenza non solo nostra, ma anche delle piante. Le funzioni che svolge sono fondamentali e permettono la vita.

 

ESISTE UNA REGOLA PER INNAFFIARE?

Ecco la seconda domanda importante: esiste una regola che, per ogni pianta, ci dice quanta acqua dare? Ci dispiace per la categoria de “i tecnici”, ma la risposta è no.

Certo, si possono dare delle indicazioni utili, ma non si può avere la certezza che seguendole la pianta abbia sempre ciò di cui ha bisogno. È come dire “bevo un litro di acqua al giorno”. Può essere vero per la maggior parte dei giorni, ma poi c’è il giorno in cui fa caldissimo, oppure quello dove devi correre da una parte all’altra per sbrigare delle commissioni, quindi i litri diventano 2. Oppure giorni in cui di sete non ne hai proprio e bevi solo mezzo litro. Insomma, un’unità di misura che di solito funziona non è detto che sia sempre la carta vincente. Si dice “di solito”, non per niente!

Non è possibile capire con assoluta precisione quando la nostra pianta ha bisogno di bere, ma imparare a leggere i segnali che ci dà è fondamentale per avvicinarci il più possibile a comprendere come comportarci correttamente.

Innanzi tutto il fabbisogno idrico della pianta dipende da tre grandi fattori:

  • La stagione climatica;
  • La stagione vegetativa;
  • Lo stato delle condizioni esterne. Ad esempio, alte temperature e vento, possono anticipare l’asciugarsi del terreno.

Soprattutto se si è alle prime armi è quindi molto importante approcciarsi alle piante tentando di capire cosa vogliono comunicarci piuttosto che tenere a mente una ciclicità di bagnature.

 

COSA CI COMUNICANO LE PIANTE?

Partiamo dal presupposto che loro vogliono sopravvivere. Se in natura si aggrappano a tutto ciò che le circonda per sostentarsi, in casa nostra e, in parte, anche nel nostro giardino, dipendono da noi.

Per questo motivo potete star tranquilli che dove possono, ci aiutano a capirle. Un po’ loro, un po’ ciò che le riguarda.

Partiamo dagli indizi principali. Potrebbero sembrarti ovvi, ma dargli un’occhiata non può che essere utile:

  • Il nome. Questa è la prima grande traccia che ci viene data. Già sentendo nomi come “Cipresso Calvo delle paludi” oppure “Pachira acquatica” capiamo che hanno bisogno di un’umidità costante nel terreno e di molta acqua;
  • I ricordi. Forse meno affidabili ma sempre da tenere in considerazione, i ricordi ci portano alla mente situazioni in cui abbiamo visto le piante crescere e svilupparsi nel loro ambiente naturale, dandoci quindi informazioni preziose. Ad esempio, il salice piangente, tanto caratteristico nella memoria dei bambini, è impossibile non immaginarlo sulle rive di un laghetto, con le fronde che sfiorano placidamente l’acqua. Infatti il salice piangente necessita proprio di una grande quantità di acqua e per questo preferisce zone a ridosso di laghi o corsi d’acqua;
  • La provenienza. Anche questo dato è importante, in quanto sapere da dove una pianta arriva ci dà fondamentali spunti su quale sia il suo ambiente preferito. Non ti aspetterai certo che una pianta che arriva dal cuore dell’Africa possa prosperare in alta montagna, sopravvivendo a neve e gelate.
    Non te lo aspetti, vero? …vero?

 

 

PIANTE A CESPUGLIO O DA GIARDINO

Quelle meravigliose piante che rendono tanto particolare il nostro giardino condividono, nella maggior parte dei casi, lo stesso fabbisogno di acqua.

Come capirlo? Beh, semplicemente basta osservare il terreno: se è asciutto o quasi asciutto allora è il momento di bagnare. Altrimenti, se noti che scendendo col dito di qualche centimetro sotto la superficie, il terriccio  è umido, non è ancora necessario innaffiare.

Teniamo sempre conto che questo tipo di piante sono, di base, molto indipendenti. Infatti, una volta cresciute riescono a sviluppare un buon apparato radicale che consente loro di sondare il terreno e cercare acqua e nutrimenti anche ben lontano da dove si trovano.

Le piante che abbiamo in giardino normalmente sono varietà che vivono nelle nostre fasce climatiche temperate, altrimenti non sopravvivrebbero all’inverno. Di conseguenza sono anche soggette all’alternarsi delle stagioni. Questo significa che le bagnature andranno regolate in base alla stagione nella quale ci si trova.

Nelle stagioni calde (Primavera – Estate) il terreno andrà controllato con regolarità e bagnato quando, appunto, sarà asciutto o quasi.

Se dobbiamo trapiantare delle piante a cespuglio nelle nostre aiuole o mettere a dimora un albero in una stagione particolarmente calda non è un problema. Però è consigliabile svasarla, tenere la zolla di terra in immersione per 5-10 minuti, in modo che si imbeva bene di acqua e poi,  una volta messa a dimora, bagnare anche il terreno circostante. Questo diminuirà lo stress che la pianta soffre nella fase di rinvaso.

 

Molte di queste piante sono caducifoglie, ragion per cui, durante l’inverno vanno in riposo vegetativo, è quindi chiaro che il consumo di acqua, durante quei periodi, sarà minore. L’inverno, per di più, garantisce che ci sia sempre una minore traspirazione e/o evaporazione. L’acqua si conserva dentro al terreno e dentro ai tessuti della pianta molto più a lungo che in estate. Quindi è intuibile che il numero di bagnature è da diminuire. Comunque, in inverno, soprattutto se molto secco è sempre necessario tenere controllato il terreno e bagnarlo quando si presenta asciutto.

 

PIANTE D’APPARTAMENTO

Le amate piante d’appartamento invece, seguono un percorso ben differente dalle cugine che abitano in giardino.

Infatti loro, molto spesso, non appartengono alla fascia climatica temperata, proprio per questo motivo si trovano bene all’interno delle nostre case. Sono piante, il più delle volte, arrivate da zone tropicali e hanno bisogno di alte temperature e climi costantemente miti che da noi si possono trovare soltanto dentro alle abitazioni.

Se pensiamo all’habitat naturale di queste piante ci viene in mente una foresta tropicale, molto umida, molto fresca e calda. Per questo motivo, oltre a bagnare la pianta quando il terreno sta per asciugarsi o è asciutto, è necessario ricordare che le piante hanno un rapporto con l’acqua da collegare non solo all’apparato radicale, ma anche a livello fogliare. Quindi dobbiamo vaporizzare, due o tre volte a settimana, oppure quando ci ricordiamo, le foglie, proprio per ricreare l’umidità tipica dei loro paesi d’origine.

Osservando le piante d’appartamento, è molto interessante notare, su una Mostera, un’Alocasia ed altre ancora, che la pagina fogliare superiore, a volte presenta delle goccioline, manifestazione del fenomeno della traspirazione. Come l’uomo che, quando ha caldo, cerca di abbassare la temperatura eliminando acqua dalla pelle, anche le piante riescono ad effettuare una termoregolazione espellendo acqua dagli stomi.

 

PIANTE IN VASO O FIORIERA

Per questo genere di pianta non possiamo fare troppo affidamento sulla natura. Nonostante possano avere anche qualche anno, l’apparato radicale non potrà espandersi per cercare di procacciarsi acqua e nutrienti, di conseguenza sarà nostro compito assicurarci che ci sia sempre dell’acqua nelle immediate vicinanze delle radici.

 

PIANTE DA CLIMI MOLTO ASCIUTTI

Ebbene sì, non tutte le piante sono “tipe da bar” e amano bere. Arrivano da noi alcune tipologie di piante che sono abituate a zone molto secche e calde, con climi quasi desertici. Queste piante sono, a grandi linee, le grasse e le succulente.

Molte di loro, per limitare il fenomeno di traspirazione fogliare del quale vi abbiamo parlato prima, in particolare con le piante d’appartamento, hanno trasformato le loro foglie in spine, in modo da traspirare meno acqua possibile (all’inizio lo avevamo detto che dare da bere alle piante poteva risultare una questione spinosa, no?).

Vi state chiedendo come fanno con la fotosintesi? Senza dubbio questa risposta porta a capire una volta ancora, la forza della natura. Dopo aver convertito le foglie in spine la fotosintesi viene fatta dal fusto, per questo è di colore verde e non marrone come di solito si vede nelle altre piante.

Queste piante, nel loro ambiente naturale, beneficiano di poche bagnature distribuite soprattutto nel periodo delle piogge, a cui segue poi una stagione secca. In particolare, nel nostro caso, durante l’estate dobbiamo andare a bagnare un paio di volte al mese, mentre in inverno le bagnature vanno sospese o limitate ad 1-2 massimo.

Se siete in dubbio sul bagnarle o meno, optate per il meno. La maggior parte delle volte le piante grasse muoiono perché diamo loro troppa acqua, portandole così a marcescenza. È invece molto difficile che muoiano di sete.

 

ALTRE TIPOLOGIE DI PIANTE

Oltre alle piante già citate possiamo portarvi ancora qualche caso utile:

  • Orchidee: vanno bagnate per immersione, mettendo le radici a bagno per un quarto d’ora una volta a settimana e, anche in questo caso, la provenienza è quella tropicale, quindi molto bene vaporizzare le foglie.
  • Carnivore: esemplari come la Dionea e la Sarracenia, in natura, hanno sempre le radici affondate in un terreno ben bagnato e umido. Di conseguenza, quando vengono allevate “in cattività” nelle nostre case, è consigliabile tenere un sottovaso che contenga sempre almeno un dito di acqua. Per capillarità l’acqua salirà dai fori del vasetto e si distribuirà intorno ai fori dell’apparato radicale.
  • Tillandsie: sprovviste di un vero e proprio sistema radicale, sono piante aeree che riescono ad assorbire l’umidità dall’aria. Quindi anche loro vanno bagnate per immersione oppure per vaporizzazione. Per saperne di più sulle tillandsie leggi questo articolo!

 

DA EVITARE

Dopo aver visto tante buone pratiche passiamo alle note un po’ più dolenti, cioè cose che è meglio evitare di fare se non vogliamo causare danni alla pianta.

  • Shock termici: se il nostro vasetto si trova sotto il sole cocente cerchiamo di non dargli da bere l’acqua fredda, causerebbe un enorme stress alla pianta. Per non incorrere in questo problema si può:
    • Bagnare durante le ore fresche della giornata. Meglio al mattino, perché la terra si è raffreddata durante la notte, oppure la sera, assicurandoci che la temperatura del vaso sia un pochino calata;
    • Tenere un contenitore con l’acqua che si userà per innaffiare la pianta, proprio vicino al vaso, in modo che sia esposta alle medesime temperature.
  • Effetto lente: a volte capita che le goccioline rimaste sulle foglie creino una lente che, attraversata dai raggi solari, vanno a creare delle ustioni sulle pagine fogliari.

 

L’acqua è davvero fondamentale per le nostre amiche piante e leggere ciò che cercano di comunicare è fondamentale.

Comunque, siamo sicuri, che le tue piante, da oggi, saranno ancora più rigogliose!

A proposito, hai dato da bere alle piante?

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